La collezione Numismatica contiene materiali che coprono un ampio arco cronologico: dalle prime monete battute in Magna Grecia (VI secolo a.C.) sino ad esemplari del Regno delle Due Sicilie (1860 ca.), pervenuti al Museo sia in seguito all’acquisizione di collezioni private, come quella dei Farnese, quella del cardinale Stefano Borgia e quella della famiglia Santangelo, sia grazie agli scavi eseguiti dalla seconda metà del Settecento in area vesuviana e nell’Italia meridionale.
La sezione consta di sei sale: nella prima (51), si ripercorre la storia degli studi numismatici, legata al collezionismo, sino alla moderna concezione di disciplina storica, proposta mediante la ricostruzione di un gabinetto antiquario con antichi medaglieri, cioè mobili con piccoli cassetti creati per custodire le collezioni monetali.
Nelle sale successive (52-56), secondo un duplice criterio cronologico e topografico, si traccia la storia economica, politica e sociale del Mezzogiorno d’Italia e della Sicilia, evidenziando il ruolo e l’aspetto della moneta nei vari contesti archeologici. Nell’allestimento si privilegia l’aspetto quantitativo e qualitativo dei reperti numismatici, per sottolineare la varietà e la ricchezza della collezione, una delle più grandi al mondo; ma l’esposizione comprende anche materiali di natura diversa, dai rilievi e dagli affreschi ai libri, per agevolare la comprensione della collezione. Un significativo risalto è dato alle evidenze pompeiane, che forniscono informazioni sulla circolazione quotidiana del numerario e sulle attività produttive della città. In questo contesto, infatti, oltre alla moneta più famosa della collezione, il medaglione aureo di Augusto (sala 53), del quale non sono noti sinora altri esemplari, sono illustrati le tavolette cerate dell’archivio del banchiere Cecilio Giocondo, il rilievo raffigurante la bottega di un calderaio, un pilastro affrescato con scene di fullonica (lavanderia), l’incasso di un thermopolium (luogo di vendita e consumo di bevande e cibo), ma anche una cassaforte, le oreficerie della Casa del Menandro e il gruzzolo dell’amministratore della stessa domus. Ulteriori testimonianze legate al commercio e allo scambio monetario sono una mensa ponderaria (da Minturno) e una iscrizione funerario di un ‘nummularius’ (cambiavalute) forse da Capua.
Il percorso museale prosegue con altre sale dedicate alle monetazioni da Augusto alla caduta dell’Impero, sino all’epoca delle invasioni barbariche, e delle dinastie regnanti dal Medioevo all’età moderna: dai Bizantini, agli Svevi, ai Normanni, agli Angioini, agli Aragonesi, agli Austro-Spagnoli . L’esposizione si sofferma poi su Napoli, sede di diverse zecche. Nell’ultima sala, infine, sono esposti medaglioni emessi dalle dinastie Napoleonica e Borbonica, non aventi corso legale ma battuti solo per commemorare un personaggio o un avvenimento storico, insieme a conii e punzoni
Sottosezione Ori dell’Italia antica
Nell’ultima sala vi è una sottosezione appositamente dedicata ai prodotti di oreficeria dall’Italia antica, in cui è esposta, dopo circa cinquant’anni, una selezione significativa della preziosa collezione di gioielli che il Museo conserva, fino a oggi rappresentata soltanto dai pochi esemplari contestualizzati in alcune sezioni tematiche (Magna Grecia, Campania Romana).
La nuova esposizione (maggio 2026) illustra, accanto ai preziosi contenuti nei ripostigli monetali rinvenuti a Pompei ed Ercolano già presenti nella sala dedicata ai tesori da Pompei (53 B), nuclei di gioielli incastonati con pietre e non, per lo più provenienti da scavi archeologici eseguiti dal XVIII al XX secolo in Italia meridionale, ma talora anche derivanti da donazioni e acquisti, illustrati secondo un ordinamento cronologico e, ove possibile, per contesti geografici o topografici.
Come esempio dei prodotti di oreficeria di età arcaica in ambito magnogreco ed etrusco-italico, sono presentati rispettivamente alcuni gioielli da Cuma, Chiusi e Populonia, Vulci.
Gli esemplari dai siti antichi di Tiriolo, Armento, Saticula e Capua testimoniano, invece, l’eccellente livello tecnico e artistico raggiunto dalle manifatture orafe di epoca ellenistica, insieme a una straordinaria statuetta aurea di capro selvatico rinvenuta nella lontana Edessa e pervenuta al Museo con l’acquisto dell’eccezionale collezione del cardinale Stefano Borgia da Velletri.
Ampio spazio è dedicato soprattutto alla oreficeria di epoca romana, rappresentata dapprima con una esemplificazione tipologica di ornamenti, collane, bracciali, orecchini e anelli, e poi documentata con nuclei di gioielli ritrovati nel corso degli scavi a Ercolano e soprattutto a Pompei e nel suo contado, sia in edifici pubblici, sia in ville e domus private, ovvero portati indosso o in piccole borse dai fuggiaschi periti durante la catastrofica eruzione vesuviana del 79 d.C.
A completamento di questa presentazione, raffinati e rari frammenti di tessuti in filo d’oro dimostrano la ricchezza dell’abbigliamento e il gusto delle matrone e degli antichi romani.
L’esposizione si conclude con lo splendido corredo di gioielli creati dalle officine orafe bizantine e provenienti dagli scavi eseguiti nel 1915 a Senise in Basilicata.
