Salone della Meridiana

Sala con Meridiana
Salone della Meridiana
Sala con Meridiana

Storia e formazione

Il Gran Salone della Meridiana risale agli anni 1612-1615, quando si decise di trasformare un edificio cinquecentesco incompiuto e già adibito alla Real Scuderia, per ospitarvi a partire dal 1615 gli Studi, restaurati poi nel XVIII secolo.

La volta è decorata con un affresco di Pietro Bardellino, con la data 1781 e la firma dell’autore, che celebra Ferdinando IV e sua moglie Maria Carolina d’Austria come protettori delle arti.

 

 

Gran Salone_Soffitto dipinto

Alle pareti furono collocate 18 tele dipinte illustranti le gesta di Alessandro Farnese nelle Fiandre, realizzate alla fine del XVII secolo da G. E. Draghi e D. Piola.

La sala deve il nome alla meridiana collocata sul pavimento: disegnata da Pompeo Schiantarelli, essa è composta da un listello di ottone tra riquadri di marmo nei quali sono incastonati medaglioni dipinti raffiguranti i dodici segni dello zodiaco. A mezzogiorno locale, la luce del sole, penetrando dal foro dello gnomone collocato in alto nell’angolo Sud-Ovest, cade sulla linea meridiana del pavimento, percorrendola in base alle stagioni.

Atlante farnese
Atlante farnese

Atlante farnese

 

Atlante farnese

La statua marmorea era forse collocata in origine nella Biblioteca del Foro di Traiano a Roma e, dopo essere passata alla famiglia Farnese, nel 1800 giunse al Museo.

Discussa è la collocazione cronologica dell’opera fra gli studiosi che datano l’opera alla seconda metà del I sec. a.C. in base al confronto stilistico con il gruppo del Laocoonte e coloro che invece la attribuiscono ad età antonina, nel II secolo d.C., per gli influssi della scuola rodia.

La statua deriva certamente da un originale di età ellenistica e raffigura il poderoso Titano Atlante inginocchiato sotto il peso del globo. Il corpo muscoloso, accuratamente disegnato nella struttura anatomica, è contratto nell’immane sforzo. Sulla sfera sono visibili le più antiche raffigurazioni della volta celeste e dello Zodiaco giunte sino a noi con i coluri, cioè le linee dei meridiani che passano attraverso i poli. Ad un restauro di Carlo Albacini si devono la testa, le braccia e le gambe.

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