Mosaici

Mosaico - Battaglia di Isso
Battaglia di Isso tra Alessandro e Dario III
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Battaglia di Isso tra Alessandro e Dario III

Il mosaico, il più grande della Casa del Fauno di Pompei, ottenuto con l’impiego di circa un milione di tessere, rappresenta la battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III nel 333 a.C., che decretò la fine dell’Impero persiano.

Sul lato sinistro la figura di Alessandro, in sella al suo cavallo Bucefalo, guida i suoi uomini contro i Persiani, oramai in fuga. Di fronte al macedone svetta Dario, sul carro da guerra in rotta. Fra i due spicca il gesto di lealtà di un principe persiano, che fa scudo con il suo corpo al re, e di un soldato, che, a sua volta, per proteggere il principe, gli offre il proprio cavallo, condannandosi in tal modo a morte sicura.

L’uso dell’opus vermiculatum (tecnica di mosaico a tessere minutissime) ha consentito all’artigiano di rendere con accuratezza tutti gli effetti di luminosità e i trapassi di colore, i particolari delle armature, dei volti, persino gli stati d’animo.

Fauna marina
Fauna marina
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Fauna marina

Il mosaico, rinvenuto nella Casa del Fauno di Pompei, in I stile pompeiano, presenta una cornice con elementi vegetali, crateri, vasi potori, amorini in volo, uccelli e altri animali, e raffigura alcune varietà di pesci commestibili del Mediterraneo. Nell’angolo inferiore destro e nel centro del lato sinistro si intravede un paesaggio costiero, su cui è in agguato un martin pescatore. Intorno alla scena centrale, costituita dalla lotta tra un polpo e un’aragosta, si distribuiscono numerosi pesci, tra cui si distinguono un gambero, una triglia, una spigola, una conchiglia di murice, una murena, uno scorfano, un’orata e una razza.

La rappresentazione di fauna marina, già diffusa sui “piatti da pesce” attici e soprattutto italioti, a figure rosse fu, in età ellenistica, sviluppata e arricchita. Questo mosaico testimonia la penetrazione di tale cultura nella Pompei sannitica, mediata probabilmente attraverso il tramite delle ville romane di villeggiatura presenti lungo tutto il golfo di Napoli.

Gatto in lotta con pollo; anatre, pesci e conchiglie
Gatto in lotta con pollo; anatre, pesci e conchiglie

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Gatto in lotta con pollo; anatre, pesci e conchiglie

Il mosaico, rinvenuto nella Casa del Fauno di Pompei, è composto da 3 registri. In quello superiore vi è una scena di genere (un gatto, con pelo maculato e striato, nell’atto di catturare una pollastra che ha le zampe legate da un cordino rosso), in quello mediano un quadro nilotico e in basso una natura morta.

La precisione con cui sono raffigurati i singoli elementi permette di attribuire il gatto ad una specie egiziana estremamente rara nella penisola italica nel II sec. a. C.. Tale elemento, unitamente alla presenza del quadro nilotico, concorre a rafforzare l’ipotesi che nella casa avesse operato una bottega musivaria alessandrina.

Musici ambulanti
Musici ambulanti

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Musici ambulanti

Il mosaico, rinvenuto tra il 1749 e il 1763 nella cd. Villa di Cicerone a Pompei, databile tra il II e l’inizio del I sec. a.C. e (199 – 80 a.C.), raffigura un gruppo di 4 personaggi, forse i metragyrtai del culto di Cibele che si muovono sul podio di un palcoscenico e che, al suono degli strumenti da loro stessi suonati, si stanno probabilmente recando verso l’abitazione la cui porta d’ingresso si intravede nell’angolo destro. Indossano le maschere di 3 personaggi della Commedia Nuova: il suonatore di timpano è infatti il parasitos, vicino a lui c’è il kolax, l’adulatore, riconoscibile dal naso prominente e dal viso disteso e florido, intento a suonare i cembali e, subito dietro, la diamitros etaira, la suonatrice di doppio flauto; segue, da ultimo, un bambino, o un nano, senza maschera, con la capigliatura scomposta e una corta tunica, intento a suonare una sorta di corno.

La scena è tratta verosimilmente da una commedia di Menandro, dal titolo “Theophorumene”,”L’invasata”.

Accademia di Platone - mosaico
Accademia di Platone / Sette filosofi

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Accademia di Platone / Sette filosofi

Il mosaico, in I stile, raffigura la riunione di 7 filosofi. Tutti indossano un mantello, la caratteristica veste degli oratori e dei filosofi greci di età classica, eccetto uno che porta al di sotto anche un chitone. Il terzo da sinistra potrebbe essere Platone. Nel primo da sinistra si potrebbe riconoscere Eraclide Pontico, nel secondo Lisia, nel penultimo sulla destra Senocrate, mentre l’ultimo sulla destra, in atto di andare via tenendo nella mano sinistra un rotolo, potrebbe essere Aristotele.

Sullo sfondo, è possibile identificare l’acropoli di Atene con il Partenone. Intorno alle 7 figure, sono rappresentati, da sinistra verso destra, un portale con due colonne e un epistilio sormontati da quattro vasi coperti (simboli di Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica, o delle quattro Stagioni dell’anno, o delle posizioni del Sole), un albero e una colonna votiva con un orologio solare, tipici di un paesaggio totalmente mitologico, senza alcun preciso riferimento geografico.

Il tema chiaramente allude agli interessi letterari e filosofici del proprietario della villa e deriva probabilmente da un modello tardo ellenistico.

Paesaggio nilotico
Paesaggio nilotico
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Paesaggio nilotico

Il mosaico, rinvenuto nella Casa del Fauno di Pompei, costituiva il tratto centrale della soglia (tripartita dai piedistalli di due colonne dipinte di rosso ad imitazione del porfido egizio) dell’esedra in cui era posto il mosaico di Alessandro.

All’interno di una cornice viola è raffigurato un paesaggio nilotico: su un corso d’acqua nuotano sei anatre, mentre tre coppie di animali, un icneumone e un cobra, un ippopotamo e un coccodrillo e, infine, due ibis si affrontano sulla sponda sabbiosa su cui spuntano alcune graminacee.

Il soggetto del mosaico fu scelto, forse, dal committente, in quanto alludeva all’Egitto conquistato da Alessandro il macedone. Il collegamento con il mosaico ornante l’esedra è ribadito dalla rappresentazione delle tre coppie di animali che si affrontano, le quali si rifanno al tema della lotta tra avversari, anche se non si può escludere che i due ibis dai becchi incrociati possano voler raffigurare un maschio e una femmina nei preliminari di un approccio amoroso.

Fauno danzante
Fauno danzante

Fauno danzante

La statuetta fu rinvenuta, tra il 1830 e il 1832, nella Casa del Fauno, la più vasta domus gentilizia messa in luce a Pompei, cui dà anche il nome. La statuetta bronzea, databile intorno alla seconda metà del I a.C. (49 – 1 a.C.), raffigura un personaggio maschile nudo, barbato, con la testa rovesciata all’indietro e lo sguardo rivolto al cielo, con coda e chioma fluente a ciocche abbondanti, in atto di accennare un passo di danza. La presenza di corna di caprone sul capo e la piccola coda identificano la figura in un Fauno, in Pan o in un Satiro.

La raffinatezza dell’esecuzione rimanda ad un centro di produzione ellenistico, verosimilmente alessandrino.

Sul retro della base: PCIXX. Come spesso avviene sugli oggetti metallici, si tratta della registrazione di peso, incisa a freddo con una punta triangolare, probabilmente in occasione di un passaggio di proprietà di un acquisto.

Mosaico - Ritratto di donna
Ritratto femminile

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Ritratto femminile

Il mosaico, ritrovato nel tablinum della casa VI, 15, 4 di Pompei, risale all’età giulio-claudia, alla prima metà del I sec. d.C. (1 – 49 d.C.).

Il ritratto riproduce le vere fattezze di una donna pompeiana di rango elevato: il viso sereno è incorniciato da lucidi capelli scuri, divisi in due bande simmetriche e raccolti sulla nuca, secondo la moda del periodo; i lobi sono ornati di orecchini di perle e al collo risalta un filo di perle con un pendente in oro e pietre preziose. I lineamenti della dama sono realistici e non tipizzati, come la forma del naso leggermente ricurvo, e lievi asimmetrie tra le due metà del viso. Queste differenze, alquanto evidenti se si confrontano i due occhi, uno solo dei quali con borse e rughe, hanno fatto sì che qualcuno ipotizzasse di aver a che fare con il ritratto di una donna raffigurata in due diversi momenti della sua esistenza; esse sono però molto verosimilmente riconducibili solo all’impiego di tessere non identiche l’una all’altra.

Fattuchiere
Fattuchiere

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Fattuchiere

Il mosaico, rinvenuto tra il 1749 e il 1763 nella cd. Villa di Cicerone a Pompei, raffigura un gruppo di 4 personaggi con maschera, che si muovono sul podio di un palcoscenico, e rappresenta una scena teatrale, desunta dal repertorio della Commedia Nuova.

Due donne, vestite di himation (tunica) e chitone (mantello), la prima a destra di profilo, la seconda al centro di prospetto, siedono su scranni, di cui quello in primo piano è coperto da una stoffa a quadri con fiocchi e un morbido cuscino, intorno ad un tavolino a tre piedi rotondo con oggetti rituali in argento; sulla destra è una fattucchiera, raffigurata di prospetto e similmente abbigliata, che presenta loro un filtro magico in una coppa d’argento. All’estrema destra del quadretto si intravede un fanciullo con corta tunica.

Il chiaroscuro, che comporta un uso sapiente di ciascun colore nelle differenti gradazioni, e le ombre portate riconducono il quadretto ad un originale alessandrino del III sec. a.C. firmato da Dioskourides Samios.

Mosaico - Memento mori
Memento mori
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Memento mori

Il mosaico, in II stile, incastonato nel pavimento del triclinium estivo della casa I, 5, 2 di Pompei, raffigura in chiave allegorica e simbolica, il tema filosofico di origine ellenistica della caducità della vita e dell’incombere della morte. Il vertice della composizione è una livella con il suo filo a piombo, uno strumento che veniva utilizzato dai muratori per controllare il livellamento nelle costruzioni. L’asse del piombo è la morte (il teschio), sotto una farfalla (l’anima) in equilibrio su una ruota (la Fortuna). Sotto i bracci della livella, contrapposti e in perfetto equilibrio, sono i simboli della povertà a destra (la bisaccia, il bastone da mendicante e il mantello) e della ricchezza a sinistra (lo scettro, la porpora e la corona).

Va osservata l’accortezza dell’artista nell’usare tessere di colore diverso per fornire una maggiore precisione e caratterizzazione agli elementi della composizione.

 

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