Gemme

Tazza farnese
Tazza Farnese
tazza-farnese

Tazza Farnese

La Tazza Farnese è il più grande cammeo esistente al mondo ed era probabilmente destinata a libagioni rituali piuttosto che a banchetti. Si tratta di una coppa a cammeo realizzata in agata sardonica ad intaglio ed incisione, risalente alla prima metà del II sec. a.C. Sul fondo interno della coppa è raffigurata, in basso, una Sfinge, un chiaro rimando all’Egitto. Probabilmente la scena allegorica raffigurata sulla Tazza Farnese allude alla piena del Nilo, identificabile con la figura femminile in abiti isiaci, alla forza fertilizzante del fiume, riconoscibile nella imponente figura barbata di sinistra, ed al benessere che ne riceve l’Egitto, rappresentato dalla Sfinge. In base ad una seconda lettura, le sette figure presenti sulla Tazza Farnese potrebbero, invece, identificare le principali divintà egizie. Un’ulteriore interpretazione vede nei personaggi raffigurati la rappresentazione delle figure storiche legate ad un evento particolare, del quale la tazza conserverebbe la memoria.

Gemma farnese
Eracle-Ercole

Gemma farnese

Eracle-Ercole

Nel cammeo in agata onice è raffigurata la testa di Ercole o Eracle (semidio figlio di Zeus e Alcmena). Il cammeo è stato inciso in ambito alessandrino, probabilmente in età augustea da Gnaios.

La folta capigliatura riccioluta è ricoperta, nella parte posteriore, dalla leontè, la pelle del leone nemeo sconfitto dall’eroe. Il tema di Ercole, uomo che attraverso le sue dodici fatiche e le sue imprese supera i limiti umani fino a diventare eroe ed avere accesso alla dimora degli dei, trovò grande favore presso i patrizi romani ed in seguito anche presso gli imperatori. Il volto dell’eroe rivela uno stile classicheggiante caratteristico dell’età augustea.

La gemma faceva parte della collezione di Lorenzo de’ Medici, che vi fece apporre il suo nome nella forma LAV.R.MED. Quindi la gemma pervenne alla famiglia Farnese e, per via ereditaria, a Carlo III di Borbone, che fece trasportare l’intera collezione dei preziosi a Napoli nel 1736.

Cameo farnese
Artemide
Cameo farnese

Artemide

Nella gemma in ametista è rappresentata la dea Artemide (sorella di Apollo, dea della caccia, identificata con Diana), stante, di profilo verso sinistra, vestita da cacciatrice, con braccia e gambe nude, alti calzari e faretra sulle spalle, in atto di poggiarsi ad una piccola colonna posta dinanzi a lei. Nelle mani regge due fiaccole, le cui fiamme lambiscono una roccia posta in basso a sinistra, mentre un’altra roccia è collocata alle spalle della dea.

Sulla colonna disposta verticalmente è incisa un’iscrizione greca recante in genitivo il nome Apolloniou.

Appartenuta alla famiglia Orsini nel XVI secolo, la gemma nel secolo successivo pervenne alla famiglia Farnese e, per via ereditaria, a Carlo III di Borbone, che fece trasportare l’intera collezione dei preziosi a Napoli nel 1736. Ferdinando, dopo il suo temporaneo trasferimento in Sicilia nel 1806 per i moti napoletani e il suo ritorno a Napoli nel 1817, riportò la collezione nel Museo.

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Gemma farnese
Zeus e i Giganti
Gemma farnese

Zeus e i Giganti

Nella gemma in agata sardonica è raffigurato Zeus con scettro nella mano sinistra e folgore nella destra, mentre conduce una quadriga fulminando due Giganti anguipedi prostrati al suolo, di cui uno in atto di brandire una torcia (?).

Il cammeo, di stile barocco, in cui si possono intravedere probabilmente motivi propagandistici di politica ellenistica, è forse ispirato ad un qualche gruppo statuario o ad un rilievo.

Appartenuta alla famiglia Orsini nel XVI secolo, nel secolo successivo la gemma pervenne alla famiglia Farnese e, per via ereditaria, a Carlo III di Borbone, che fece trasportare l’intera collezione dei preziosi a Napoli nel 1736. Ferdinando, dopo il suo temporaneo trasferimento in Sicilia nel 1806 per i moti napoletani e il ritorno a Napoli nel 1817, riportò la collezione nel Museo.

Gemma farnese
Contesa tra Athena e Poseidon
Gemma farnese

Contesa tra Athena e Poseidon

La sigla nell’esergo ricorda l’appartenenza della gemma, nel XV secolo, alla collezione di Lorenzo de’ Medici. In seguito essa pervenne alla famiglia Farnese e, per via ereditaria, a Carlo III di Borbone, che fece trasportare l’intera collezione dei preziosi a Napoli nel 1736. Ferdinando, dopo il suo temporaneo trasferimento in Sicilia nel 1806 per i moti napoletani e il ritorno a Napoli nel 1817, riportò la collezione nel Museo.

Nel cammeo di agata sardonica è raffigurata la contesa tra Athena e Poseidon per la conquista dell’Attica ai tempi del mitico re Cecrope. Il re Cecrope, infatti, secondo il mito, giurò che la dea era stata la prima a piantare un albero d’olivo in terra d’Atene. A completare la scena vi sono, alle spalle di Poseidone, un delfino con la coda levata, ed ai piedi dell’albero, un serpente, a simboleggiare Cecrope o Erittonio. Al di sotto della linea di base, si individuano conchiglie, rami di corallo e fiori, oltre alle iniziali in greco dell’autore dell’incisione, Pyrgoteles.

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