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La nuova ed inedita campagna social del MANN/ le volte del Museo in un racconto fotografico/ il progetto di Luigi Spina ed Enzo Petito

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Natale 2020, al via la campagna digitale sulle decorazioni delle volte del MANN

Un percorso inedito, in versione social, realizzato grazie al progetto di ricerca di Enzo Petito e Luigi Spina​

Ottanta fotografie per raccontare la bellezza dei soffitti del Museo​

L’itinerario racchiuso nella pubblicazione esclusiva “E quindi uscimmo a riveder le stelle”

Il libro sarà donato ai primi visitatori alla riapertura del Museo ed ai vincitori di MANN in quiz/ Christmas

21 dicembre. Guardare in alto, per scoprire nuove prospettive di bellezza: dal 24 dicembre, sulle pagine Facebook ed Instagram del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, saranno postate le immagini del progetto di ricerca fotografica che Enzo Petito e Luigi Spina hanno dedicato ai soffitti affrescati del MANN.

Circa ottanta scatti per una pubblicazione esclusiva, intitolata “E quindi uscimmo a riveder le stelle”: il celebre verso, con cui termina il viaggio nell’Inferno dantesco, è forse il messaggio di speranza racchiuso nella nuova campagna digitale dell’Archeologico.

E’ dall’idea di fondo che il cielo stimola la filosofia e il pensiero, che siamo partiti per presentare un percorso assolutamente inedito nelle sale del MANN: quello delle decorazioni plastiche o pittoriche delle volte. Un percorso, beninteso, da compiere con una certa attenzione: come nella sfera celeste dell’Atlante Farnese compaiono straordinarie costellazioni che rimandano a suggestivi miti, allo stesso modo adesso incontreremo allegorie, animali fantastici, poeti, guerrieri, decorazioni floreali, astri. Abitavano tutti sopra di noi e ci osservavano da tempo. Ma noi non ce n’eravamo accorti“, commenta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini. 

L’itinerario fotografico, riservato a fan e followers dell’Istituto, segue i disegni, i colori e le forme, come se si visitasse il MANN guardando soltanto naso all’insù, notando dei particolari che rischiano di sfuggire in un tour tradizionale: si parte, così, dal piano terra e dalle cosiddette Sale neopompeiane, che Giuseppe Fiorelli concepisce come fulcro di un’ambiziosa operazione di riallestimento della collezione dei Bronzi.

Lo sguardo, grazie all’obiettivo fotografico, si concentra sulla Sala del Cielo Stellato: qui, nel 1864, è Giuseppe Abbate, su progetto di Michele Ruggiero, a caratterizzare la volta con piccole stelle a otto punte, rosse e blu, stagliate su fondo crema. Il modello, per questo suggestivo disegno, è la decorazione, oggi scomparsa, del soffitto del frigidarium nelle Terme stabiane.

Se i delicati tratti del cielo stellato attirano la nostra attenzione, proseguendo nelle sale neopompeiane le soprese non finiscono: gli altri ampi spazi, affidati a Fausto Niccolini che subentra a Michele Ruggiero, hanno volte adornate con stucchi colorati.

Nell’ambiente, un tempo destinato agli animali bronzei (cavallo Mazzocchi, Testa Carafa, i daini ed il porcellino della Villa dei Papiri), il tema della fauna è ripreso nella volta a botte con cassettoni ottagonali del soffitto, dove compaiono figure reali e mitologiche (cavalli alati, grifi e pistrici).

Questo viaggio della meraviglia giunge, naturalmente, al Salone della Meridiana: sul soffitto di uno dei luoghi simbolo del MANN, Pietro Bardellino, alla fine del Settecento, realizza uno splendido affresco per celebrare le virtù di Ferdinando IV e sua moglie Maria Carolina, protettori della cultura. Il pittore, seguendo gli stilemi di Solimena e Luca Giordano, rappresenta un trionfo con figure allegoriche legate ad arte, scienza e bellezza: queste immagini, accompagnate da oggetti simbolici (libri, strumenti musicali, clessidre, compassi, lenti) ed animali, sembrano librarsi sulla volta, in un inno senza tempo al valore del sapere.

Nella decorazione pittorica dei soffitti del MANN si riflettono anche le diverse funzioni che l’edificio del Museo assume nel corso della propria storia; negli ambienti oggi dedicati al Tempio di Iside ed ai culti Orientali, intorno al 1925 Pietro Vetri “traduce” la letteratura in pittura: negli spazi che  l’artista deve abbellire era ospitata, in quegli annni, la Biblioteca Lucchesi Palli.

L’iconografia seguita risponde, così, ad un progetto ben preciso: nella sala 84, le raffigurazioni riprendono i temi de l’Aminta di Torquato Tasso, La furiosa di Gian Battista della Porta, l’Adelchi di Alessandro Manzoni; ancora, negli ambienti dei Culti Orientali, spiccano, sulla volta a botte, immagini allegoriche di Muse e lirici. In un tondo, sul lato orientale del soffitto, il ritratto di Dante Alighieri celebra la Poesia.

La pubblicazione “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, che è corredata anche da un testo di approfondimento a cura di Serena Venditto (Ufficio Museologia e Documentazione Storica, Museo Archeologico Nazionale di Napoli), sarà donata ai primi venti visitatori alla riapertura dell’Istituto ed accompagnerà la card OpenMANN Family come premio dei vincitori del MANN in quiz/Christmas.

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