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“Questi fotografi non sono io” di Camillo Ripaldi – dal 22 maggio

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22 maggio 2016 – 26 giugno 2016

Prosegue l’intensa proposta di prestigiose mostre d’arte contemporanea al MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sabato 21 maggio alle ore 19.00, in occasione della manifestazione “Notte dei musei 2016” che vedrà l’apertura straordinaria di diversi siti museali europei fino alle ore 23.00 , sarà inaugurata la mostra personale del fotografo Camillo Ripaldi dal titolo “Questi fotografi non sono io”a cura di Marco De Gemmis. La mostra, che rientra nel progetto che il Servizio Educativo del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha concepito per attivare un dialogo tra il patrimonio di antichità in esso custodito ed i linguaggi della contemporaneità, vede la partecipazione della Fondazione Morra Greco ed ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per la Arti Contemporanee ed il patrocinio morale dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa.

In esposizione una selezione di opere inedite appositamente realizzate per questa occasione, nelle sale del Museo Archeologico: fotografie di grande, medio e piccolo formato ed una scultura raccontano i recenti sviluppi della ricerca dell’artista napoletano. Sin dai suoi primi lavori sensibile al tema della costruzione dell’immagine fotografica e della mistificazione della realtà che questa tenta di restituire, Ripaldi indaga l’abbassamento della capacità visiva di cui è vittima l’uomo del ventunesimo secolo, mettendo in mostra, con lucida ironia, la consapevolezza che il suo visus è definitivamente modificato dall’incessante sovraccarico iconico determinato dall’indiscriminato e reiterato utilizzo di schermi proiettanti, dei quali egli usufruisce quotidianamente per gli scopi più disparati.

Il ‘corpo estraneo’ alla fotografia, e nella fotografia, è una costante di Camillo Ripaldi, artista mai in pace con il suo strumento di lavoro e a disagio anzitutto con la supposta prerogativa ‘constatativa’ del linguaggio con cui pure, quotidianamente e febbrilmente, si misura. Nei lavori in mostra l’artista sovrimpone schermi al centro di figurazioni evidenti, chiare e senza fraintendimenti. Il significato è di solito al centro, dove si focalizza l’attenzione da sempre, o almeno da quando artisti, matematici e filosofi, riprogettarono un mondo in cui nella prospettiva e nella profondità di campo, risiedeva il nucleo della pregnanza semantica.

La conoscenza dunque deriverebbe da quello che ci viene mostrato? La fotografia dunque restituirebbe la realtà? Quale delle possibili realtà esistenti? L’artista istilla il dubbio, dissemina interrogativi, senza fornire mai una risposta definitiva ed univoca. La sua puntuale e radicale indagine ontologica e metalinguistica costringe l’osservatore a mettere in discussione l’abitudine visiva e la consuetudine conoscitiva, mediante l’utilizzo di dispositivi che annullano e rendono difficoltosa la visione. Trasgredendo il codice della buona fotografia, che vuole la cura maniacale del dettaglio, la scelta di taglio, composizione, illuminazione, saturazione e attenta messa a fuoco, quali elementi cardini della prassi fotografica, Ripaldi dissemina l’immagine di trappole visive, ostacoli, elementi di disturbo; genera una confusione ottica per costruire e suggerirci traiettorie visive decentrate, possibili sconfinati orizzonti di senso. Un invito a mettere in discussione la consolidata, imperante distrazione visiva e cognitiva, per approdare ad una più profonda e meditata consapevolezza dello sguardo.

Camillo Ripaldi, Pomigliano d’arco 13 maggio 1970. Vive e lavora a Napoli.
Diplomato all’istituto statale d’arte Filippo Palizzi di Napoli. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli con la tesi “L’uso della fotografia nella storia dell’arte dalla seconda metà dell’ottocento a Roberto Longhi” discussa con il professor Ferdinando Bologna.
Ha esposto nel 2002 e nel 2006 allo Studio Trisorio di Napoli e Roma.
Ha realizzato progetti sui musei napoletani – Notizie da Capodimonte, a cura di Stefano Causa, Napoli, Castel dell’Ovo, 2004;  Banca Dati, Archivio di Stato di Napoli, 2005; Riprese in Diretta, MANN, 2010.
Ha inoltre esposto a Salerno allo Studio 34 ha partecipato al progetto “Il Giallo di Napoli”, ed ad ART-TOUR di Shanghai.

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