Villa dei papiri

Danzatrici

Danzatrici; Hydrophorai (portatrici di acqua) o Danaidi
Danzatrici

Danzatrici, Hydrophorai (portatrici di acqua) o Danaidi

Le 5 statue bronzee fanno parte del complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), dove furono rinvenute nel 1754.

Il gruppo rappresenta 5 giovani donne stanti sulla gamba destra e con la sinistra lievemente flessa e scostata dal corpo, vestite di peplo dorico affibbiato sulle spalle, diversamente atteggiate e con varie acconciature, e il delicato volto animato dagli occhi con cornea in osso o avorio, iridi e pupille in pietra grigia e nera. Erroneamente definite “danzatrici” dal Winckelmann nel XVIII secolo, alla fine del XIX secolo furono interpretate come hydrophorai (portatrici d’acqua) e infine nel XX secolo identificate come Danaidi, ovvero le 50 figlie del re d’Egitto Danao condannate a portare acqua in eterno dopo aver ucciso i rispettivi mariti, che altri non erano che i cugini delle fanciulle stesse che le giovani non volevano sposare.

Sono copie riferibili all’età augustea (terzo – ultimo quarto del I sec. a.C.), derivate da un originario soggetto di età classica, molto diffuso all’epoca di Augusto, e repliche di un analogo gruppo esposto nel tempio di Apollo Palatino a Roma nel 28 a.C.

Corridore - 5626

Corridori o lottatori

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Corridori o lottatori

Le 2 statue gemelle bronzee fanno parte del complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), dove furono rinvenute nel 1754. L’opera raffigura 2 giovani atleti nudi su una base irregolare in posa analoga e speculare, del tutto simili fisionomicamente.
Le statue hanno la gamba sinistra avanzata, con la pianta del piede poggiata al suolo, mentre la destra è arretrata, con il tallone sollevato; il torso è proteso in avanti; il braccio destro è piegato in avanti, mentre il sinistro è abbassato; la testa è leggermente ruotata verso la spalla; i capelli, a corte ciocche scomposte sulla fronte, si dispongono in due riccioli contrapposti a forma di tenaglia; gli occhi sono stati realizzati in materiale diverso (osso o avorio per i globi oculari, pietra grigia e nera per iridi e pupille) e poi inseriti.
Si tratta verosimilmente di copie di statue greche della fine del IV o dell’inizio del III sec. a.C., celebranti atleti vincitori in uno dei grandi giochi panellenici; sono riferibili per contesto ed analisi stilistica e analisi stilistica ad età augustea.

I Cerbiatti

Cerbiatti
I Cerbiatti

I Cerbiatti

Le 2 statue gemelle bronzee fanno parte del complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano). L’opera raffigura 2 cerbiatti in posa analoga e speculare, del tutto simili anatomicamente e rientrano tra i soggetti dionisiaci comunemente presenti nelle aree da giardino. Gli snelli e agili animali sono resi in maniera naturalistica, a grandezza naturale, con la testa eretta ed il muso rivolto rispettivamente a sinistra e a destra.
Le statue furono rinvenute presso la natatio del grande peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale) rispettivamente il 30 aprile (n. 4886) e il 10 maggio del 1756 (n. 4888), insieme ad un altro esemplare in frammenti ora disperso. Conservate nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, esse furono fatte trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Hermes in riposo

Hermes in riposo
Hermes in riposo

Hermes in riposo

La statua bronzea che ritrae il dio Hermes seduto su una roccia fa parte del complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), dove fu rinvenuta nel 1758.

La posizione e lo stile si ispirano ai modi dello scultore greco Lisippo, ma l’opera è certamente frutto della creazione originale di un artista romano. La testa, con i capelli a corte ciocche scomposte, è lievemente volta a sinistra; il braccio destro poggia sulla coscia corrispondente mentre la gamba è flessa; la mano sinistra si appoggia sulla roccia determinando un innalzamento della spalla, così che il torso del dio risulta lievemente inclinato a destra; la gamba sinistra è invece protesa e solo il tallone tocca il suolo. Gli occhi sono stati realizzati in materiale diverso (osso o avorio per i globi oculari, pietra grigia e nera per iridi e pupille) e poi inseriti.

La statua ornava il peristilio rettangolare della villa, assimilato ad un gymnasium (palestra) greco, popolato usualmente di immagini del dio.

Satiro dormiente

Satiro dormiente
Satiro dormiente

Satiro dormiente

La statua bronzea che ritrae un Satiro dormiente con piccole corna tra i capelli irti, ornava il lato occidentale della natatio (piscina) al centro del grande peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale) della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), dove fu rinvenuta nel 1752.
La testa, mollemente abbandonata nel sonno e ruotata verso la spalla sinistra, comunica un senso di distensione: le palpebre sono serrate e le labbra appena dischiuse. Il braccio destro è piegato ad arco quasi a sorreggere il capo, mentre il sinistro ricade privo di forza lungo il corpo. Anche la posizione delle gambe, l’una distesa e l’altra piegata, contribuiscono ad infondere un senso di rilassamento. La posizione eretta del torso, che in parte contraddice l’atteggiamento della statua, è stata interpretata o come frutto di un errato restauro o come attestazione della presenza di un sostegno posto dietro la schiena non rinvenuto durante lo scavo.

Satiro ebbro

Satiro ebbro

Satiro ebbro

La statua bronzea che ritrae un Satiro in età avanzata, ubriaco, steso su una roccia ricoperta da una pelle leonina, ornava il lato occidentale della natatio (piscina) al centro del grande peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale) della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), dove fu rinvenuta nel 1754.
Il corpo maturo ed appesantito conferisce grandiosità alla composizione e alla potenza plastica di questo vecchio Satiro raffigurato in tutta la sua vitalità in preda ai fumi del vino.
Per alcuni studiosi l’originale ellenistico, a cui la copia romana s’ispirerebbe, sarebbe un’opera di tradizione lisippea databile al primo quarto del III sec. a. C., mentre altri, sulla base del confronto con le numerose repliche, propendono per un pezzo, che doveva essere alquanto famoso, creato in Asia Minore, rientrante nel filone del “rococò” dell’arte tardo ellenistica (terzo venticinquennio del II sec. a. C).

satiro e capra

satiro-e-capra

Pan e la capra

Il gruppo statuario in marmo, che ritrae il dio Pan nell’atto di accoppiarsi con una capretta, ornava la natatio (piscina) al centro del grande peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale) della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), dove fu rinvenuta nel 1752.
La figura di Pan è accuratamente resa, sia nei particolari del vello caprino della parte inferiore del corpo, sia nella superficie liscia del muscoloso torso umano, sia nei tratti ben definiti del volto che esprimono la natura ibrida del dio.
Il soggetto è del tutto intonato alla decorazione di un giardino, che nelle ville romane riproduce una natura carica di quelle connotazioni idillico pastorali che le avevano attribuito la letteratura e l’arte ellenistiche; ma, nonostante l’intonazione leggera, la scabrosità del soggetto agli occhi della società borbonica ne fece l’opera forse più censurata fra gli oggetti della collezione: solo il re poté vederla prima che venisse rinchiusa in un armadio e celata anche agli occhi del Winckelman.

Atena combattente

Athena promachos (Atena combattente)
Atena combattente

Athena promachos (Atena combattente)

La statua raffigurante la dea Atena incedente è stata rinvenuta con ogni probabilità nella sua collocazione originaria, tra l’intercolumnio centrale del tablinum della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolan), dove fu rinvenuta nel 1752.
La testa, rivolta nella direzione del braccio disteso, è protetta da un elmo attico, decorato a rilievo con grifi sui lati ed una testa di Gorgone (mostro con la testa dai capelli anguiformi, decapitata da Perseo) sulla visiera.
L’opera in antico doveva avere le vesti completamente dorate, in modo da imitare, attraverso il contrasto con il bianco marmoreo delle braccia, del viso e dei piedi, le sculture crisoelefantine (in oro ed avorio) comuni nel mondo greco.
L’opera è stata variamente interpretata o come una copia di una statua greca del V sec a.C. o come pastiche romano della prima età imperiale, ma è più probabile che si tratti di una creazione del tardo ellenismo; in tal senso può essere datata per contesto ed analisi stilistica tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

Giovinetto orante

Giovinetto orante
Giovinetto orante

Giovinetto orante

La statua, rappresentante un giovinetto stante e nudo, era stata posta temporaneamente nella stanza in cui fu rinvenuta, il 27 marzo del 1751, all’interno della Villa dei Papiri, in attesa che si ultimassero i lavori di restauro resisi necessari dopo il terremoto del 62 d. C.
La posizione originaria non è purtroppo ricostruibile, anche se l’atteggiamento di “orante” farebbe pensare a qualche edicola posta nel giardino o in uno degli ambienti della residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano).
La testa ritratto, lavorata a parte e poi fissata al torso, presenta un volto dai tratti morbidi ornato da una capigliatura semplice con ciocche corte e sottili ricadenti sulla fronte. L’opera è una creazione stilisticamente mediocre, soprattutto nella testa ritratto, che potrebbe rappresentare uno dei figli dei proprietari della villa.

Isocrate

Isocrate
Isocrate

Isocrate

La statua marmorea, che ritrae un uomo in età avanzata, in dimensioni appena maggiori del vero, fa parte del complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), dove fu rinvenuta nel 1752.
L’età avanzata del personaggio è accentuata dalla posizione un po’ curva e dal suo appoggiarsi ad un bastone, anche se, forse, l’attuale postura è da imputarsi ad un errato restauro. L’opera, rinvenuta acefala, venne integrata con una testa del tipo “Omero-Sofocle”, copiata da un esemplare della collezione Farnese.
Sul lato sinistro della figura vi sono dei rotoli di papiro, che fungono da sostegno e nel contempo stanno a raffigurare l’arte oratoria a cui era legato il personaggio effigiato. La mancanza della testa originaria non ha aiutato nel riconoscimento del personaggio, ma la presenza dei rotoli legati con una cinghia, insieme all’aspetto anziano e nel contempo vigoroso ed alla pacata posa di retore, inducono ad identificare il personaggio nell’oratore Isocrate (nato ad Atene nel 436 a. C.), celebrato dagli antichi per il vigore fisico e mentale che lo accompagnò in tutta la sua vita.

Pseudo Seneca (Aristofane?)

Pseudo Seneca (Aristofane ?)
Pseudo Seneca (Aristofane?)

Pseudo Seneca (Aristofane?)

La statua marmorea che ritrae un uomo in età matura, in dimensioni appena maggiori del vero, fa parte del complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), dove fu rinvenuta nel 1754.
I lineamenti del volto, con baffi e corta barba incolta, sono marcati e segnati dalle rughe e dalle borse sotto gli occhi penetranti e animati dalla cornea in osso o avorio, da iridi e pupille in pietra grigia e nera, mentre i capelli lisci ricadono a ciocche scomposte sulla fronte fin quasi all’attaccatura del naso.
Fulvio Orsini ne propose l’identificazione con Seneca, generalmente accettata fino al 1813, quando il ritrovamento di un autentico ritratto del filosofo, identificato grazie all’iscrizione del nome, la smentì, lasciando il posto a varie ipotesi. Oggi prevale quella che vede nel ritratto un commediografo, forse Aristofane, per la presenza su una copia, ora al Museo delle Terme a Roma, di una corona di edera, premio degli agoni teatrali.

Dioniso

Dioniso ?
Dioniso

Dioniso?

Il busto, prima identificato come Platone, rappresenta molto probabilmente Dioniso (divinità polimorfa dell’Olimpo greco e latino, figlio di Zeus e Semele, inventore del vino) con il capo reclinato sul petto e volto a destra.
La pettinatura è lavorata con un trattamento calligrafico delle superfici: sulla fronte un’alta taenia (fascia) ferma la folta capigliatura, che si arrotola ai lati della testa e ricade sulla nuca, mentre la fluente barba termina al di sotto del collo con riccioli chiusi. Il dio, dall’espressione pensierosa, ha lo sguardo rivolto verso il basso, il naso largo e diritto, gli zigomi alti. Sul petto sono accennate le pieghe della tunica.
L’opera fu ritrovata il 18 aprile del 1759 in un ambiente periferico della Villa dei Papiri ad Ercolano, ma in origine doveva decorare il piccolo peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale).

Tolomeo

Tolomeo
Tolomeo

Tolomeo

Il busto fu rinvenuto l’8 febbraio del 1757 nell’angolo occidentale della natatio (piscina) nel grande peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale) della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano).
Il busto rappresenta un sovrano ellenistico di età matura, con la testa leggermente rivolta verso sinistra, la taenia (fascia) regale tra i capelli annodata sulla nuca, la fronte sottolineata da una profonda ruga orizzontale, il naso appena ricurvo, le labbra piene, il mento prominente. L’identificazione del personaggio è molto dibattuta: se per la maggior parte degli studiosi, sulla base di confronti con i ritratti su monete coniate durante il regno di suo figlio, Tolomeo III Evergete, appare evidente la raffigurazione idealizzata di Tolomeo II Filadelfo, per altri si tratterebbe dello stesso Tolomeo III Evergete, per altri ancora Tolomeo IX Soter II Lathyro.
L’opera potrebbe essere una copia romana di scuola attica o peloponnesiaca da un originale in bronzo del terzo quarto del III sec. a.C., prodotto in un centro greco.

Herakles - Ercole

Herakles – Ercole
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Herakles – Ercole

Il busto fu rinvenuto tra il 22 e il 24 settembre del 1752 nel tablino della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano).
Il busto raffigura un uomo dai tratti giovanili, con la testa leggermente girata a destra ed inclinata. Il volto presenta sottili sopracciglia incise, il naso diritto e la bocca, piccola e carnosa, appena dischiusa. La capigliatura sulla nuca e sulla fronte è resa con corte ciocche, suddivise in ciocche più sottili, mentre, sui lati del volto in riccioli voluminosi. L’opera è una replica dell’Herakles eseguito da Policleto nel 430 a.C., ma privato della taenia. La collocazione del pezzo a sud-est del peristilio rettangolare, messa in dubbio da qualche studioso, troverebbe conferma nella provenienza dalla stessa area di un busto che raffigura l’Eracle di Skopas del IV sec. a.C.; la scelta di porre le due opere vicine avrebbe permesso al proprietario della villa di godere della simultanea visione di uno stesso soggetto realizzato da due tra i massimi scultori greci separati da più di un secolo di storia.

cd. Pirro

cd. Pirro
cd. Pirro

Cd. Pirro

Il busto fu rinvenuto il 15 ottobre del 1757 nell’angolo nord-orientale della natatio (piscina) nel grande peristilium (portico colonnato con giardino centrale) della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano).
Il busto presenta naso e labbro inferiore accentuati, galea (elmo con visiera) ornata da una corona di quercia, guanciali aderenti al volto ed un diadema regale posto al di sotto della nuca. Il busto si rifà all’iconografia lisippea di Alessandro Magno. Venne identificato come Pirro, re d’Epiro, per la corona di quercia poggiata sull’elmo, alludente al più famoso luogo dell’Epiro, il santuario di Zeus di Dodona, dove gli oracoli erano espressi proprio sulle foglie della quercia sacra alla divinità. Probabilmente si riferisce alla corona d’oro donata a Pirro a Catania, che il sovrano durante la sommossa ad Argo strappò via per tentare invano di non essere riconosciuto.

Pseudo Saffo

Pseudo Saffo
Pseudo Saffo

Pseudo Saffo

Il busto fu rinvenuto il 23 febbraio del 1757 nell’area settentrionale del grande peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale) della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano).
Il busto mostra una giovane donna; il volto, dai tratti delicati, presenta grandi occhi animati dalla cornea in osso o avorio, iride e pupille in pietra grigia e nera, naso diritto e bocca piccola e carnosa. I capelli, scriminati sulla fronte, sono fermati sulla sommità del capo da una sottile taenia (fascia) e raccolti dietro la nuca in uno chignon. Il petto e la spalla sinistra sono avvolti nell’himation (mantello). Il busto risente della tradizione iconografica delle Muse del IV sec. a.C. Appare ormai accertato che la figura rappresenti una poetessa, anche se resta in dubbio se debba riconoscersi come Saffo; in tal caso il busto sarebbe una replica del ritratto di ricostruzione eseguito da Silanione nel tardo periodo classico (350 a. C.).

Dorifono

Doriforo
Dorifono

Doriforo

L’erma fu rinvenuta il 28 maggio del 1753 nella Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano). L’erma era collocata nell’angolo occidentale del peristilium quadrato (quadriportico colonnato con giardino centrale), al centro del complesso, dotato di un bacino centrale e, agli angoli, quattro fontane a vasca circolare, dietro ognuna delle quali si ergeva, su un pilastrino di marmo, un busto bronzeo.
L’erma rappresenta un giovane dai tratti vigorosi. La testa, dalla salda ossatura, mostra un’espressione austera. La capigliatura è costituita da ciocche fluide ed arricciate a tenaglia sulla fronte. Si tratta di una delle repliche della notissima opera dell’artista greco Policleto, il Doriforo (portatore di lancia), conosciuta attraverso le fonti e le numerose copie romane di differente livello artistico.
L’iscrizione greca, incisa lungo il bordo inferiore, ricorda che il pezzo fu realizzato da Apollonio di Archia, un’artista ateniese di età augustea.

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