Tempio di Iside

Aphrodite anadiomene
Aphrodite anadiomene
6298 tempio iside-museo-napoli

Aphrodite anadiomene

La statuetta in marmo fu rinvenuta il 16 febbraio 1765 nel portico del Tempio di Iside a Pompei e raffigura Aphrodite che esce dall’acqua. Un himation (mantello), sul quale è possibile notare i resti della originaria colorazione in blu, è cinto sul ventre a coprire la parte inferiore del corpo. La scultura è stata eseguita in due parti che si congiungono all’altezza dei fianchi. Della originaria doratura di capelli, seni e collana, non resta più traccia.

Il tema iconografico trae origine da un famoso quadro di Apelle, che Augusto acquisì a Coo e portò a Roma nel tempio del Divo Giulio.

La presenza della statuetta nel tempio di Iside è da ricollegare al forte sincretismo nel culto delle due dee, che trova sostegno anche nell’uso di attributi isiaci nelle raffigurazioni della Venere Pompeiana.

 

Sistro con gatta e fiori di loto
Sistro con gatta e fiori di loto

2397 tempio iside-museo-napoli

Sistro con gatta e fiori di loto

Lo strumento fu rinvenuto il 4 gennaio 1766 nell’ekklesiasterion del Tempio di Iside a Pompei.

Il sistro è ornato sulla sommità da una gatta accovacciata e sui lati da fiori di loto. Lo strumento è stato rinvenuto insieme ad alcuni frammenti di arti in marmo, fra cui alcuni della mano che originariamente lo reggeva, e ad una testa in marmo di Iside.

I frammenti e il sistro erano probabilmente pertinenti ad un acrolito della dea.

La presenza di elementi e attributi relativi al culto di Iside è molto rilevante in tutta la Campania antica e numerosi sono i sistri trovati a Pompei, segno di quanto importante e ampio fosse il culto della dea nella prima età imperiale.

C. Norbanus Sorix
C. Norbanus Sorix

4991..-tempio-iside-museo-napoli

C. Norbanus Sorix

L’erma fu rinvenuta il 16 febbraio 1765 nel portico del Tempio di Iside a Pompei. L’erma raffigura un uomo di media età dai tratti somatici fortemente caratterizzati: fronte ampia e sfuggente, naso carnoso, labbra marcate, mento prominente, zigomi sporgenti. I capelli, a brevi ciocche, sono disegnati con la tecnica ad incisione, utilizzata anche per definire le rughe e le sopracciglia.

L’erma è sorretta da un pilastro in marmo, con un’iscrizione che recita: “Caio Norbano Sorice, attore delle seconde parti, magister del pagus Augustus Felix suburbanus. Il luogo fu concesso per decreto dei decurioni”.

Una seconda erma di Sorice è stata rinvenuta a Pompei nell’edificio di Eumachia e una terza è stata ritrovata nel santuario di Diana a Nemi, dove vi era anche un altro Iseo. L’attore frequentava probabilmente gli isei per prendere parte alle rappresentazioni sacre.

Mano votiva con Zeus Sabazio
Mano votiva con Zeus Sabazio

5506 tempio iside-museo-napoli

Mano votiva con Zeus Sabazio

L’oggetto votivo, databile I sec. d.C. (1 – 79 d.C.), fu trovato in luogo non precisato nella città di Ercolano. Si tratta di una mano destra benedicente con pollice, indice e medio distesi, anulare e mignolo piegati sul palmo. Sull’indice e sul medio è posato orizzontalmente un fulmine tenuto dalle zampe di un’aquila. Sul palmo siede Zeus Sabatius (ritenuto figlio di Rea, ovvero discendente di Zeus e Persefone, ucciso e fatto a pezzi dai Titani, venerato con riti misterici orgiastici), con cappello frigio, tunica e calzoni.

Numerosi simboli di divinità e oggetti apotropaici sono posti in rilievo su tutta la superficie della mano. Anteriormente sul polso è rappresentata a bassorilievo una figura femminile che allatta un bambino in un ambiente chiuso (forse una grotta).

Sacerdotessa o fedele
Sacerdotessa o fedele
6285 tempio iside-museo-napoli

Sacerdotessa o fedele

La testa in marmo fu rinvenuta il 16 novembre 1765 nel sacrarium ad Ovest del portico del Tempio di Iside a Pompei. Il volto, dal contorno affinato, reso con morbidezza soprattutto nella zona della bocca caratterizzata da una fossetta sul mento, è incorniciato dai capelli resi in due piatte bande ondulate, che si staccano nettamente dalla fronte e su cui poggia una benda la quale va restringendosi ai lati. Posteriormente le chiome risultano legate in una crocchia formata da quattro trecce ripiegate e sollevate sul collo su cui si annodano due piccole ciocche. Nonostante i tratti classicistici, si tratta sicuramente di un ritratto di una fedele o di una sacerdotessa, come dimostra il tipo di acconciatura che ricorre nella ritrattistica ufficiale di Antonia Minore, moglie di Druso Maggiore, fratello dell’imperatore Tiberio, e madre di Germanico e di Claudio.

Testa di Iside
Testa di Iside

6290. tempio iside-museo-napoli

Testa di Iside

La scultura fu rinvenuta il 4 marzo 1766 in corrispondenza del cd. ekklesiaterion del Tempio di Iside a Pompei. La testa della dea Iside mostra un’elevata qualità di esecuzione e un’equilibrata combinazione di chiaroscuri morbidi, nel volto, e tratti più mossi nella capigliatura.

Al di sotto di una taenia, sulla fronte, i capelli sono resi con bande a ciocche raccolti in una crocchia sull’occipite. Alcuni piccoli boccoli scendono sulle tempie, altri due, più lunghi, cadono sul collo. Due ciocche sono annodate sulla fronte, rimandando così ad un’iconografia abbastanza nota di Venere. Le orecchie sono forate per l’inserzione di orecchini dorati.

L’attribuzione di questo esemplare ad Iside è però certa, grazie alla traccia di un attributo che recava in testa e ad un sistro in bronzo che formavano probabilmente un acrolito.

 

Iside
Iside

976 tempio iside-museo-napoli

Iside

La statua in marmo pentelico fu rinvenuta il 4 marzo 1766 nel portico del Tempio di Iside a Pompei e risale all’età claudia (41 – 54 d.C.).

Iside è vestita di una lunga tunica trasparente, fermata da una cintura con testa di serpente al di sotto del seno. La dea ha il braccio sinistro lungo il fianco corrispondente e tiene in mano un ankht, simbolo della vita. Sul capo la dea porta una ghirlanda con cinque fiori, sulla quale rimane un foro che doveva servire a reggere un altro attributo, probabilmente un fiore di loto o una corona hatorica. Rispetto al tipo canonico, al posto del pilastro, vi è un tronco d’albero in funzione di sostegno.

La statua, che conserva cospicue tracce di colore, poggia sul pilastro originale, su cui tuttavia vi è un’iscrizione di epoca flavia “L. Cecilio Febo la pose. Il luogo fu concesso per decreto dei decurioni”. Nonostante provenga dal santuario, la statua non è l’immagine di culto venerata nel tempio, che era invece un acrolito.

Iscrizione dedicatoria di N. Popidius Celsinus
Iscrizione dedicatoria di N. Popidius Celsinus
3765 tempio iside-museo-napoli

Iscrizione dedicatoria di N. Popidius Celsinus

L’iscrizione, rinvenuta il 20 luglio 1765, era apposta sul muro di cinta, in corrispondenza dell’ingresso, del Tempio di Iside a Pompei. L’iscrizione monumentale, a lettere capitali latine, ricostruita da numerosi frammenti reca in evidenza il nome di Numerius Popidius Celsinus, che fece riedificare a sue spese il tempio crollato a causa del terremoto del 62 d.C. Per tale generosa elargizione, nonostante avesse solo sei anni, venne inserito, senza ulteriori oneri, nel consiglio dei decurioni (magistrati elettivi che governavano colonie e municipi in nome del governo centrale).

L’epigrafe in questione è uno dei documenti epigrafici più importanti tra quelli rinvenuti a Pompei, in quanto, oltre a fornirci preziose informazioni circa il tempio così fortemente danneggiato dal terremoto da dover essere ricostruito dalle fondamenta, apre un significativo squarcio sugli ultimi anni di vita della città.

Io a Canopo
Io a Canopo
9558-tempio-iside-museo-napoli

Io a Canopo

La pittura di età neroniano – flavia (62 – 79 d.C.), rinvenuta il 18 novembre del 1765, proviene dalla parete Sud dell’ekklesiasterion (sala dedicata al culto, accessibile ai sacerdoti isiaci) del Tempio di Iside a Pompei. L’affresco, a soggetto piuttosto raro, presente a Pompei solo in un altro esemplare dalla Casa del Duca di Aumale, deriva certamente da un prototipo ellenistico, probabilmente alessandrino del III secolo a.C., ispirato dalla necessità della dinastia dei Tolomei di legittimare il proprio potere con immagini che, in qualche modo, documentassero, attraverso miti come questo, le comuni origini tra Egizi e Macedoni.

L’affresco raffigura l’arrivo di Io a Canopo in Egitto. Sulla sinistra vi è la fanciulla, sacerdotessa di Hera argiva, figlia del re di Argo, Inaco, dalla carnagione chiara, con un manto fluente color violetto dietro le spalle, e ancora con le piccole corna sulla fronte a ricordare la sua trasformazione in giovenca voluta da Zeus. Una statua di sfinge su alta base collocata sulla sinistra e un altare a corni sul fondo indicano che la scena si svolge nei pressi di un santuario.

Io, Argo ed Hermes
Io, Argo ed Hermes

9548-tempio-iside-museo-napoli

Io, Argo ed Hermes

L’affresco è stato asportato, insieme alla cornice nera e a parte del pannello rosso di fondo, dal centro della zona mediana della parete settentrionale in IV stile dell’ekklesiasterion (sala dedicata al culto, accessibile ai sacerdoti isiaci).

Sulla destra Argo, seduto su un masso, con un manto rosso avvolto intorno ai fianchi, si appoggia ad un pedum (bastone) e guarda Hermes che, al centro della composizione, si china a porgergli la siringa dal suono ammaliante, per poterlo addormentare con il tocco del caduceo (bastone alato con serpenti attorcigliati) e decapitarlo. Le conseguenze di tale azione, grazie alla quale Zeus (identificato con Giove nel mondo romano, figlio di Crono e Rea, padre degli dei, dio del cielo e del tuono) potrà possedere la giovinetta, sono simboleggiate da due animali: la giovenca in cui sarà trasformata Io e il pavone, che prenderà vita dalla morte di Argo, conservando il ricordo della sua onniveggenza negli innumerevoli “occhi” della coda.

Si tratta di un soggetto presente in un gran numero di repliche, che si rifanno tutte all’opera del pittore ateniese Nikias vissuto nel IV sec. a. C.

Sacerdote isiaco
Sacerdote isiaco

8924 tempio iside-museo-napoli

Sacerdote isiaco

La pittura, risalente all’età neroniano – flavia (62 – 79 d.C.), rinvenuta il 24 agosto del 1765, proviene dal tratto orientale del portico Nord del Tempio di Iside e presenta in primo piano il sacerdote isiaco che legge le formule rituali da un rotolo tenuto tra le mani; abbigliato con una lunga veste bianca frangiata annodata sul petto e con ai piedi sandali di giunco, reca al collo una bulla (medaglione a due valve) d’oro e in testa due piume di struzzo. Si tratta dello hierogrammateus, detto anche pretoforo, per le due piume di struzzo che gli ornavano la fronte.

Sul pilastro posto in secondo piano è accovacciato un gatto nero con fiore di loto sul capo, riferimento a Bast, la dea solare dalle sembianze di gatto, che accompagna e protegge Ra (il dio sole) dal serpente, in origine a lui ostile.

Paesaggio idillico sacrale
Paesaggio idillico sacrale
8574 tempio iside-museo-napoli

Paesaggio idillico sacrale

La pittura, rinvenuta il 2 maggio del 1766, proviene dalla parete Nord dell’ekklesiasterion (sala dedicata al culto, accessibile ai sacerdoti isiaci) del Tempio di Iside.

Il frammento, pertinente alla zona mediana di una parete in IV stile, era in origine posto a destra del quadro raffigurante Io, Argo ed Hermes, come dimostra l’incisione realizzata dal Casanova su disegno del Morghen. Della scenografia teatrale in cui il paesaggio era inserito, come se fosse un luogo reale visto attraverso una finestra, resta un residuo di pilastro. Al centro della composizione, su un’isoletta circondata da acque azzurro scuro vi è un tempietto distilo affiancato da una porta sacra. A sinistra, in primo piano, si vede un’arula ornata da statuine femminili, forse sacerdotesse isiache, che con una mano sollevano un lembo della veste, mentre con l’altra reggono un vassoio di offerte o un altro attributo. L’unico essere vivente della composizione, che sembra voler genericamente rievocare luoghi dell’Alto Egitto, è un martin pescatore dal vivace piumaggio turchino e violetto, posto su uno scoglio, in primo piano.

Navigium Isidis tra divinità fluviali
Navigium Isidis tra divinità fluviali
8929 tempio iside-museo-napoli

Navigium Isidis tra divinità fluviali

La pittura parietale fu messa in luce il 18 ottobre 1765 nel sacrarium del Tempio di Iside a Pompei.

Sulla parete è rappresentato un momento del navigium Isidis: il trasporto di Osiride da parte di Iside. Si tratta del trasporto dell’acqua sacra, simbolo del dio Osiride rigeneratore, il cui corpo, dilaniato da Seth (dio egizio del caos) era stato ricomposto dalla dea Iside, che con il suo amore lo aveva resuscitato.

Nel registro inferiore sono raffigurati due grandi serpenti che avanzano verso una cesta di vimini con coperchio conico, ornata da un crescente lunare e poggiata su un pilastrino, dietro cui spuntano due girali con fiori, che chiudono in basso la composizione. La cesta di vimini dal coperchio conico, sconosciuta al mondo egiziano e derivante, probabilmente, da culti misterici di tradizione ellenistica, era portata in processione durante la cerimonia del navigium Isidis, ma il suo contenuto resta a noi ignoto.

Skyphos - Scena egittizzante
Skyphos - Scena egittizzante

294473-tempio-iside-museo-napoli

Skyphos – Scena egittizzante

Lo skyphos, rinvenuto nel frigidarium della Villa San Marco a Stabiae, è ricavato da un unico blocco di ossidiana e presenta una vasca profonda a pareti verticali su base, con due anse ad anello raccordate al corpo del vaso e all’orlo con elementi plastici. La decorazione è di soggetto e stile egittizzanti: piccoli inserti di pietre colorate sono stati intarsiati in alloggiamenti intagliati sulla superficie esterna della vasca e foderati con una sottile lamina d’oro. Il frontone del sacello mostra un disco solare con due urei (serpenti cobra); fra le colonne, sormontate da capitelli a fiore di loto, campeggia, su una mensa sacra sostenuta da sfingi, un Bue Api, dietro il quale sta Horus (il dio falco, figlio di Iside e Osiride).

La coppa, di manifattura alessandrina, doveva far parte di un più numeroso insieme di vasi ed è un documento di eccezionale valore sia per il pregio dei materiali impiegati che per la raffinatezza della tecnica.

Comments are closed.