Napoli antica

Nereide su pistrice
Nereide su pistrice
Nereide su pistrice

Nereide su pistrice

La statua marmorea, databile intorno ai primi decenni del I sec. d.C., fu rinvenuta nel 1841 nella villa che Publio Vedio Pollione fece costruire sulla collina denominata Pausilypon (che libera dagli affanni), oggi Posillipo, divenuta per testamento di proprietà imperiale nel 15 a.C. alla morte di Pollione. Era probabilmente collocata in un ninfeo o all’interno di ambienti termali, sulla terrazza superiore della villa.

Il gruppo scultoreo raffigura una Nereide (ninfa marina figlia di Nereo) su pistrice, mostro marino con la testa a forma di drago, al quale si affianca un delfino che si rituffa in acqua. Sul mostro siede laa Nereide, con le gambe ricoperte dal panneggio mosso dalla brezza marina. La Nereide è rappresentata secondo uno schema iconografico abbastanza noto soprattutto nelle raffigurazioni parietali e di particolare fortuna nel I sec. d.C.

La statua fu oggetto di restauri ed integrazioni in alcune parti anatomiche eseguiti alla metà del 1800 da A. Solari e A. Calì.

Dioscuri
Dioscuri
Dioscuri

Dioscuri

Entrambe le statue erano riutilizzate fino alla metà del XVI secolo in una abitazione attigua alla chiesa di San Paolo Maggiore, costruita sul tempio dedicato ai Dioscuri. Con la demolizione della casa, nel 1568, le due statue vennero collocate in nicchie sotto quelle di San Pietro e San Paolo sulla facciata della chiesa. Nel 1972 le statue furono rimosse e trasferite nel Museo Archeologico.
Le statue, databili intorno alla I metà del I sec. d.C. (tarda età di Tiberio), raffigurano probabilmente i due Dioscuri (Castore e Polluce). Insieme esse venivano a costituire un gruppo scultoreo composto dai due gemelli e da una coppia di cavalli, tenuti fermi per le redini, secondo uno schema consueto e noto in numerosi esemplari. Dovevano far parte della decorazione frontonale posti ai lati della personificazione della città di Neapolis sotto le spoglie di Polis o di Tyche.

lastra con iscrizione greca
Lastra celebrativa degli agoni ginnici
lastra con iscrizione greca

Lastra celebrativa degli agoni ginnici

La lastra marmorea, rinvenuta nel 1865 a Napoli in via Sant’Anna alle Paludi, non dovrebbe essere anteriore all’età dell’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.).

Nella parte superiore vi è una tabella, ai cui lati sono raffigurate un’ascia e una foglia di palma; al di sotto della tabella, è collocata una serie di cinque corone a rilievo, seguita da altre dodici disposte in tre file di quattro. L’iscrizione, rinvenuta in una zona della città dove sono state ritrovate altre testimonianze relative ai nomi dei vincitori di gare sportive, pur non restituendo alcuna testimonianza dell’esistenza di un ginnasio, si riferisce alle vittorie riportate dal lottatore (palaistés) Marco Aurelio Ermagora di Magnesia al Sipilo.

L’iscrizione, menzionando vittorie ottenute in più luoghi, ricorda la possibilità per un atleta di partecipare a competizioni, non solo in Italia, ma anche in Grecia o Asia Minore.

Diadumenos
Diadumenos

Diadumenos

Diadumenos

La scultura, databile intorno alla metà del I sec. d.C. (età di Claudio), è stata rinvenuta a Napoli, nell’area di Castel Capuano, durante le opere di consolidamento del tribunale, intorno al primo decennio del Novecento.

La scultura, acefala, rappresenta una figura maschile (non si sa con certezza se una divinità, un eroe o un atleta) in atto di stringere intorno al capo la fascia della vittoria. Si tratta di una delle migliori copie di età romana del celebre tipo in bronzo creato verso il terzo quarto del V sec. a.C. da Policleto di Argo, noto da altre repliche come quelle provenienti da Delos e Vaison e conservate rispettivamente ad Atene e a Parigi.

Mitra Tauroctono
Mitra Tauroctono
Mitra Tauroctono

Mitra Tauroctono

La statua, risalente alla fine del III – inizi del IV sec. d.C., proviene dalla Crypta neapolitana.

La scultura raffigura Mitra nell’atto di uccidere un toro. Il dio preme il ginocchio sinistro sul dorso dell’animale, mentre gli tiene con la mano sinistra il muso e gli conficca, con la destra, un pugnale nel petto. Un serpente lecca la ferita del toro, la cui coda è trasformata in spighe di grano; al di sotto, un piccolo cane si solleva sulle zampe posteriori sul petto della vittima, mentre uno scorpione morde i testicoli dell’animale. L’iscrizione dedicatoria ricorda l’adesione al mitraismo di personaggi di rango senatorio: «Appius Claudius Tarronius Dexter, uomo illustrissimo, dedica all’onnipotente dio Mitra». Il bassorilievo, insieme con la decorazione in stucco delle Terme di vico Carminiello ai Mannesi e al rilievo con Mitra di provenienza napoletana ora a Bruxelles, rappresenta un’importante testimonianza dell’affermazione a Napoli di questo culto misterico, di origine persiana.

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