Metalli, avori e vetri

Amorini vendemmianti
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Amorini vendemmianti

Il vaso, decorato con la tecnica del vetro cammeo, lavorato a soffiatura, intaglio e molatura, risale all’età imperiale romana, I sec. d.C. (1 – 79 d.C.), e fu rinvenuto nel 1834 a Pompei, nella tomba monumentale all’esterno della Villa delle colonne a mosaico fuori Porta Ercolano.

Il vaso ha la forma di un’anfora vinaria, sul cui corpo si svolge una scena di vendemmia.

Su un lato un amorino versa ricchi grappoli in un tino, dove un altro erote è intento alla pigiatura. La scena è inquadrata da due colonne basse e larghe, su cui sono seduti due amorini che accompagnano la vendemmia suonando la siringa e il doppio flauto. Sul lato opposto campeggia una kline (letto), su cui sono distesi due amorini, uno dei quali suona la lira, mentre sulle altre due colonne un amorino vendemmia e l’altro reca in mano un grappolo, reggendo sul capo un canestro già colmo.

Al di sotto di una sottile linea orizzontale, che ritaglia una sorta di esergo, è rappresentata una teoria di animali pascenti e arbusti.

Lare

Lare

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Lare

Le due statuette di Lari furono rinvenute nella Casa degli Amorini dorati (VI, 15, 7) a Pompei e risalgono alla seconda metà del I sec. d.C. (62 – 79 d.C.).

La statuetta bronzea, realizzata a fusione, raffigurante il Lare (spirito protettore degli antenati defunti che, secondo la tradizione romana, vegliava sul buon andamento della famiglia e della proprietà), fa parte di una coppia.

Il Lare è raffigurato nel consueto aspetto di giovanetto dai lunghi capelli a grosse ciocche, nell’atto di danzare portando avanti la gamba sinistra, e indossa una corta tunica riccamente panneggiata, una mantellina avvolta e annodata intorno alla fianchi e alti stivaletti. Posto su una base quadrangolare decorata nel bordo superiore con motivo ad ovoli e in quello inferiore con motivo a foglie cuoriformi, solleva con la mano destra un rython, configurato a forma di pantera, mentre con l’altra regge una situla con manico.

Phiale decorato con Busto di donna con corona turrita

Phiale decorato con Busto di donna con corona turrita

Phiale decorato con Busto di donna con corona turrita

La coppa, facente parte del tesoro di argenteria rinvenuto nel 1930 nella Casa del Menandro a Pompei, è realizzata in argento con battitura a caldo, a sbalzo e doratura, e risale al I sec. d.C. (1 – 79 d.C.)

Grande coppa a vasca emisferica a basso piede, recante al centro della vasca un busto femminile ad alto rilievo dorato entro un cerchio modanato.

La donna, presumibilmente personificazione di una città, presenta un volto affilato con i capelli a ciocche lisce con scriminatura centrale, reca sul capo una corona turrita con porte urbiche e indossa un chitone e un mantello. Coppe d‘argento con emblemi aurei rinvenute anche a Boscoreale e attestate dalle fonti letterarie erano probabilmente destinate alla sola esposizione.

Lucerna con danzatore

Lucerna con danzatore

Lucerna con danzatore

La lucerna rinvenuta a Pompei, databile intorno alla seconda metà del I sec. d.C. (41 – 79 d.C.), è realizzata in bronzo con la tecnica di fusione.

Si tratta di un tipo di lucerna diffuso in molte zone dell’Impero romano a partire dall’età claudia fino a buona parte del II sec. d.C.. La lucerna è trilicne e presenta una vasca cilindrica, la spalla orizzontale e un breve bordo rilevato, un grande infundibulum con coperchio costituito da una superficie piana con bordo rilevato all’estremità e al centro un disco, anch’esso rilevato, su cui insiste una statuina maschile a tutto tondo, che veste corto perizoma e pileo (berretto a punta frigio).

I tre lunghi becchi presentano all’attacco della vasca volute a spirale incise. L’ansa sormontante, con scudo a pelta, è a doppio cordoncino con foglia cuoriforme all’estremità, con in alto, al centro, una palmetta stretta e lunga a tre lobi su cespo d’acanto; in basso, sempre al centro, un’altra palmetta a cinque lobi su cespo d’acanto a volute.

Iniziazione di Arianna

Iniziazione di Arianna

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Iniziazione di Arianna

L’oggetto in vetro cammeo, realizzato a soffiatura, ad intaglio e a molatura, risale all’età tiberiano – claudia (15 – 54 d.C.).

Il pannello, rinvenuto nell’autunno del 1960 tra i materiali di scarico all’esterno della Casa di M. Fabius Rufus nell’Insula Occidentalis di Pompei, doveva costituire ornamento per la decorazione di una parete o, più verosimilmente, di un mobile in legno, al posto delle più comuni tarsie in avorio. Il tema raffigurato è quello dell’apparizione di Dioniso ad Arianna addormentata.

Pannelli come questo in vetro cammeo sono estremamente rari, se non unici, probabilmente opera delle stesse botteghe in grado di produrre capolavori come il celebre “Vaso blu” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli o il cd. “Vaso Portland” del British Museum. Venivano prodotti saldando insieme due lastre ottenute colando vetro fuso in matrici, dopo averle sovrapposte e introdotte nel forno. Successivamente si procedeva all’incisione della lastra superiore.

Coppa con decorazione fitomorfa

Coppa con decorazione fitomorfa

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Coppa con decorazione fitomorfa

L’oggetto fu rinvenuto in una tomba nella necropoli dell’antica Capua e risale all’età augustea (27 a.C. – 14 d.C.).

La coppa in cristallo di rocca lavorato ad intaglio ed incisione, presenta un orlo ingrossato, vasca profonda, anse verticali con raccordo piatto orizzontale sull’orlo ingrossato, su piede distinto. Si caratterizza soprattutto per la decorazione a motivi vegetali, costituita da rametti a foglie lanceolate con nervature incise. La forma della coppa o skyphos ricorda da vicino gli esemplari in argento, mentre la decorazione, che evoca il consumo del vino, per il quale, evidentemente l’oggetto fu realizzato, si ritrova anche su oggetti simili in terracotta o bronzo. L’unicità della coppa consiste non solo nell’ornato delle pareti, lavorate a risparmio, per le quali era richiesta una grande maestria da parte del maestro vetraio, ma anche nelle dimensioni, assolutamente straordinarie e la rarità del quarzo in cui è ricavata, di provenienza egizia o indiana.

Skyphos decorato con Venere e Marte

Skyphos decorato con Venere e Marte
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Skyphos decorato con Venere e Marte

La coppa in argento, lavorata con battitura a caldo, a sbalzo e doratura, potrebbe essere di età augustea (27 a.C. – 14 d.C.), o della metà del I sec. d.C. (40 – 60 d.C.).
L’oggero fa parte del tesoro di argenteria rinvenuto nel 1930 nella Casa del Menandro a Pompei.
Coppa a corpo ovoide, con piede a ventosa su alto stelo e anse verticali ad anello sormontate da linguette orizzontali, decorata a rilievo, e parte di una coppia con medesimo soggetto.
Sul lato principale Venere, dea dell’amore e della bellezza, nuda, con una grossa armilla (bracciale) intorno al braccio, siede su una kline (letto), volgendo la schiena a Marte, dio della guerra; in un angolo è seduto Eros, dio dell’amore, con in braccio una grande coppa. Sul lato secondario, è raffigurata Venere che si ammanta volgendosi verso Marte ed Eros.

Skyphos decorato con Arianna abbandonata

Skyphos decorato con Arianna abbandonata
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Skyphos decorato con Arianna abbandonata

La coppa, facente parte del tesoro di argenteria rinvenuto nel 1930 nella Casa del Menandro a Pompei, è realizzata in argento con battitura a caldo e a sbalzo e risale alla seconda metà del I sec. d.C o agli inizi dello stesso secolo.

Coppa a bassa vasca emisferica con anse verticali ad anello sormontate da linguette orizzontali, orlo e piede distinti, decorata a rilievo.

La coppa, insieme ad un’altra gemella, fa parte di una coppia con raffigurazioni connesse al culto e al mito di Bacco. Al centro del lato principale è rappresentata la scena dell’abbandono di Arianna, la futura sposa di Bacco, da parte di Teseo. Arianna, è seduta, ammantata, fra due figure stanti e un piccolo Erote con un coniglio in braccio. Sullo sfondo attorno alla scena vi sono maschere e altri simboli dionisiaci. Della scena sulla faccia secondaria, molto lacunosa, restano maschere e simboli dionisiaci e parte della figura di Mercurio, messaggero degli dei e dio del commercio.

Skyphos decorato con la morte di Semèle

Skyphos decorato con la morte di Semèle

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Skyphos decorato con la morte di Semèle

La coppa argentea, realizzata con battitura a caldo e a sbalzo, potrebbe risalire alla seconda metà del I sec. d.C. o agli inizi dello stesso secolo.

L’oggetto fa parte del tesoro di argenteria rinvenuto nel 1930 nella Casa del Menandro a Pompei.

Coppa a bassa vasca emisferica con anse verticali ad anello sormontate da linguette orizzontali, orlo e piede distinti, decorata a rilievo. La coppa, insieme ad un’altra gemella, fa parte di una coppia con raffigurazioni connesse al culto e al mito di Bacco.

Sul lato principale è rappresentata, al centro, la morte di Semèle, madre di Bacco: la dea partoriente è assistita da una donna adulta a destra e da una giovane a sinistra, mentre di lato appare il genio con la fiaccola rivolta in basso, simbolo di morte. Sullo sfondo della scena vi sono maschere di Satiro e Menade, Pan e Amorini. Sul lato secondario tra maschere, un altare con frutta e vasellame, vi è la scena della nascita di Dioniso tra figure femminili e un Sileno.

Skyphos decorato con le imprese di Ercole

Skyphos decorato con le imprese di Ercole

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Skyphos decorato con le imprese di Ercole

La coppa in argento, lavorata con battitura a caldo, a sbalzo e doratura, è stata variamente attribuita dagli studiosi, in base a criteri stilistici e morfologici, ad età tardo ellenistica (II – I sec. a.C.), o ad età augustea (27 a.C. – 14 d.C.), o ad età claudio – neroniana (41 – 68 d.C.).

L’oggetto fa parte del tesoro di argenteria rinvenuto nel 1930 nella Casa del Menandro a Pompei.

La coppa, a vasca profonda su piede ed anse ad anello raccordate all’orlo con linguette, è stata creata con la tecnica della doppia lamina, cioè con la sovrapposizione ad una lamina interna liscia di una esterna lavorata a sbalzo, e costituisce un unico insieme con un’altra analoga, appartenente allo stesso tesoro, sia dal punto di vista formale che da quello dell’ideazione. Infatti l’argentum potorium, cioè il servizio da bere in argento, è usualmente costituito da una coppia di tazze, messe in relazione reciproca dal soggetto scelto per la decorazione, che in questo caso è Ercole.

Pettine con decorazione fitomorfa e zoomorfa

Pettine con decorazione fitomorfa e zoomorfa
138 - 118729 - PETTINE (LATO A) - 13 APRILE 2007 argenti-suppelletili-museo-napoli

Pettine con decorazione fitomorfa e zoomorfa

L’oggetto, rinvenuto a Pompei, è stato realizzato con tecnica ad intaglio ed incisione su avorio con sovradipintura e risale alla seconda metà del I sec. d.C. (50 – 79 d.C.).

Il piccolo pettine in osso, con due file di denti, ha forma rettangolare, con i lati brevi curvilinei, ed è decorato ad incisione nella fascia mediana: al centro della composizione si trova un canestro colmo di frutta, da cui pende un grappolo d’uva; le due estremità dovevano essere speculari, ma la parte sinistra è sfortunatamente lacunosa, mentre sul lato destro è ancora possibile vedere un elegante pavone stante, dietro il quale si eleva un rigoglioso cespuglio.

Su tutta la superficie decorata restano abbondanti tracce di colore, il rosso in particolare, nelle sue varie gradazioni: le tonalità più chiare sono state adoperate per fiori e frutti; il vimini, con cui è intrecciato il cesto, è di una tonalità più cupa, tendente al bruno, e il grappolo è invece violaceo.

Cassetta portagioielli con sirene, cariatidi, eroti

Cassetta portagioielli con sirene, cariatidi, eroti

105 - 85885 (A) - COFANETTO PORTAGIOIE DA CUMA - FONDO NERO argenti-suppelletili-museo-napoli

 

Cassetta portagioielli con sirene, cariatidi, eroti

L’oggetto proviene da Cuma (Pozzuoli, NA), è stato realizzato con tecnica ad intaglio in avorio e risale all’epoca ellenistico – romana (III sec. a.C. – V sec. d.C.).

Di forma rettangolare, la cassetta è sostenuta da quattro piccoli piedi configurati a sirena. La decorazione è composta, sul lato frontale e su uno dei lati corti, da placchette raffiguranti cariatidi stanti e panneggiate, di cui quelle all’estremità con braccio abbassato lungo il fianco; sull’altro lato corto da placchette recanti eroti alati con le braccia conserte dietro la schiena. Le placchette, così come i pilastrini cilindrici modanati posti agli spigoli e le cornicette che profilano i bordi e il coperchio, sono in avorio, mentre la cassetta (oggi ricostruita) doveva essere interamente in legno. All’interno si sono conservati uno specchio in bronzo, un anello in oro, due fibule in argento rivestite da laminette d’oro a filigrana, una piccola pisside, un ago, una spatoletta e un pettine in osso, un fuso e uno spillone.

Siringa con scena teatrale

Siringa con scena teatrale

111055 argenti-suppelletili-museo-napoli

Siringa con scena teatrale

Lo strumento musicale in bronzo, realizzato con tecnica di fusione, fu rinvenuto a Pompei nel 1876 ed è databile attorno al I sec. d.C. (1 – 79 d.C.).

Lo strumento musicale ha un’alta cassa decorata con tre edicole, che si suppone rappresentino una frons scaenae (scena teatrale), e nella parte superiore, nove canne, di altezze diverse: esse risultano collegate nella parte inferiore e recano un foro nei pressi dell’imboccatura. L’oggetto, fortemente restaurato nell’Ottocento, è di grandi dimensioni, così da far presumere che il funzionamento avvenisse con l’ausilio di una macchina apposita.

L’impiego della siringa era legato al dramma satiresco e al mito, ma gli strumenti musicali in genere erano adoperati anche nelle cerimonie rituali, ad esempio le processioni isiache, nel corso delle quali i fedeli agitavano il sistro o durante spettacoli teatrali o per allietare i banchetti, per quanto la musica come disciplina autonoma dalla recitazione pare non essere esistita nell’antichità.

Situla con decorazione fitomorfa e zoomorfa

Situla con decorazione fitomorfa e zoomorfa
68854 - SITULA DI CORNELIA CHELIDONE - BRONZO AGEMINATO (VISTA B) - 25 LUGLIO 2007 - FF argenti-suppelletili-museo-napoli

Situla con decorazione fitomorfa e zoomorfa

La situla (secchio con manici) rinvenuto a Pompei, è realizzato in bronzo ed argento con tecnica di fusione ed agemina e risale alla prima metà del I sec. d.C. (1 – 49 d.C.).

L’oggetto ha il corpo ampio con pareti diritte, svasate verso l’imboccatura e due sottili anse mobili ad arco. Gli innesti all’orlo sono sottolineati da quattro dischi decorati con una rosetta nascenti da elementi vegetali, che fiancheggiano su ciascun lato appliques a testa femminile con tenia tra i capelli, ageminate in argento.

Il fondo è internamente convesso e sagomato, ingrossato esternamente con un motivo a treccia, su tre eleganti piedi configurati a grifi alati dalle zampe leonine, poggianti su basi circolari modanate e decorate ancora con motivo a treccia in argento. Il bollo ricorda Cornelia Chelidone, presumibilmente proprietaria dell’oggetto.

La situla ripete prototipi del V sec. a.C. di fabbrica capuana, mentre il tipo di decorazione si rifà a iconografie greche diffuse in ambito italico da stoffe preziose e prodotti toreutici.

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