Gabinetto segreto

pittura erotica

Paesaggio nilotico con pigmei
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Paesaggio nilotico con pigmei

La pittura in IV stile pompeiano, risalente alla seconda metà del I sec. d.C. (45- 89 d.C.), fu rinvenuta nel luglio del 1882 e staccata dal podio del peristilium (portico colonnato) che circondava il giardino nella Casa del Medico.

Il ciclo, nella sua integrità, raffigurava pigmei in lotta contro coccodrilli e ippopotami.I pigmei, in età ellenistica, costituivano il simbolo di un mondo esotico, colto nei suoi tratti grotteschi e umoristici.

Il tema raffigurato era, in età romana, tra i preferiti per la decorazione dei letti tricliniari in muratura, destinati al riposo, ma anche ai piaceri del padrone di casa, e solitamente collocati in spazi aperti. La scena erotica a suon di musica svolta sotto una tenda si ritrova a Pompei in un affresco in situ sulla fronte del bancone destro del triclinium estivo (p) (sala da banchetto) allestito sotto una pergola nella Casa dell’Efebo.

Lakshmi

Lakshmi

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Lakshmi

La statuetta in avorio intagliato di produzione indiana, fu rinvenuta tra il 1930 e il 1935 a Pompei, nella Casa della Statuetta indiana; si data nella prima metà del I sec. d.C.

La statuetta raffigura Lakshmi, divinità indiana della bellezza femminile e della fecondità. Nuda, con ai fianchi due ancelle recanti oggetti da toletta, ha il corpo arricchito da pesanti gioielli; la lunga capigliatura, anch’essa riccamente ornata, ricade fino alla vita.

Probabilmente si tratta di uno degli apophoreta, “doni da portare via”, premi per la vincita al gioco dei dadi che si svolgeva durante i banchetti. Un foro circolare al di sopra della testa farebbe, invece, pensare che la statuetta svolgesse la funzione di manico, probabilmente per un oggetto da toletta.

Questa scultura rappresenta un’importante testimonianza delle relazioni commerciali che esistevano già nel I sec. d.C. tra i paesi del Mediterraneo occidentale e l’Oriente attraverso il porto di Puteoli, l’odierna Pozzuoli.

Afrodite che si slaccia il sandalo, cd. Venere in bikini

Afrodite che si slaccia il sandalo, cd. Venere in bikini

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Afrodite che si slaccia il sandalo, cd. Venere in bikini

La statuetta, proveniente da Pompei, si data tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. e raffigura Afrodite nell’atto di slacciarsi il sandalo del piede sinistro, sotto cui è accovacciato un piccolo Eros che, con la mano destra, tocca la suola della calzatura.

La dea è appoggiata con il braccio sinistro, monco della mano, ad una figura di Priapo nudo e barbato. Afrodite, quasi del tutto nuda, indossa solamente una sorta di costume: il ‘bikini’, per il quale è famosa la statuetta, è ottenuto dal sapiente uso della tecnica della doratura, adoperata anche all’altezza dell’inguine, nella collana a rombi e nell’armilla (bracciale) al polso destro di Afrodite, nonché all’altezza del fallo di Priapo.

Tracce di colore rosso sono evidenti sul tronco d’albero, sulla capigliatura a corti riccioli raccolti posteriormente in uno chignon e sulle labbra della dea, oltre che sul capo del Priapo e dell’Eros. Gli occhi di Afrodite sono in pasta vitrea, mentre la presenza di fori all’altezza dei lobi delle orecchie fanno pensare all’esistenza di orecchini in metallo prezioso ora perduti.

Polifemo e Galatea

Polifemo e Galatea
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Polifemo e Galatea

La pittura, in IV stile pompeiano, si data per analisi stilistica e contesto alla seconda metà del I sec. d.C. (45- 89 d.C.); fu rinvenuta, nel 1834, nell’ambiente 15 della Casa della Caccia antica a Pompei. Il piccolo quadro raffigura, su uno sfondo neutro, un bacio sensuale fra il ciclope Polifemo e la ninfa Galatea. Le carni brune di Polifemo, la cui identità è svelata dalla presenza, sulla sinistra, di un ariete, della siringa (strumento a fiato simile al flauto) e del bastone da pastore, si contrappongono al biancore del’incarnato della ninfa, vista di schiena e rappresentata come una fanciulla dalle morbide forme.

Le figure sono rese con pennellate rapide e leggere, quasi studiate per restituire la delicatezza del tema.

Il soggetto ha la particolarità di identificare un filone poco usuale del mito: nella versione più nota, infatti, Galatea non cedette mai al corteggiamento di Polifemo, persa nell’amore per il pastorello Aci.

Scena erotica

Scena erotica

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Scena erotica

La pittura, in IV stile pompeiano, si data per analisi stilistica e contesto alla seconda metà del I sec. d.C. (45- 89 d.C.); proviene da Pompei o dai siti antichi dell’arena vesuviana.

La scena rappresenta, su fondo bianco, una figura maschile nuda sdraiata su un letto dai piedi torniti; il braccio destro è portato al fianco, il sinistro levato verso il seno della donna nuda, di prospetto verso l’osservatore, seduta a gambe larghe sul suo corpo.

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