Atrio

Imperatore seduto restaurato come Claudio

Imperatore seduto restaurato come Claudio
6056-Imperatore seduto restaurato come Claudio

Imperatore seduto restaurato come Claudio

La statua, rinvenuta nel 1741 ad Ercolano, è realizzata in marmo con tecniche di scalpellatura e levigatura.

La testa fu restaurata correttamente da F. Tagliolini con quella di Claudio che viene rappresentato come imperatore regnante, seduto sul trono senza schienale e con le gambe modanate, sotto le sembianze di Giove, nello stesso schema iconografico di quella del predecessore.

Rispetto alla rappresentazione di Augusto, Claudio viene raffigurato come un imperatore giovane, anche se pure in questo caso è presente un’espressione corrucciata segnata da due rughe orizzontali e una più profonda verticale a forcella tra le arcate sopraccigliari e gli occhi piccoli, lievemente abbassati; il naso è diritto e la bocca chiusa, delimitata da fossette verticali ai lati sul mento prominente.

Anche in questo caso l’opera si ispira a modelli lisippei con la mediazione dell’eclettismo tardo ellenistico ed è una testimonianza della tipica iconografia ampiamente adottata per raffigurare i sovrani a partire da Alessandro Magno e poi dagli imperatori in età romana.

Imperatore seduto restaurato come Augusto

Imperatore seduto restaurato come Augusto
6040-Imperatore seduto restaurato come Augusto

Imperatore seduto restaurato come Augusto

La statua colossale, rinvenuta nel 1741 ad Ercolano, raffigura un imperatore seduto in trono; l’opera è stata realizzata in marmo, con tecniche di scalpellatura e levigatura ed è databile intorno alla metà del I sec. d.C. (41 – 54 d.C.).

La testa fu restaurata correttamente da F. Tagliolini con quella di Augusto e coronata dal tipico serto di quercia con bende pendenti, che lascia intravedere i capelli con corte ciocche ondulate sinistrorse al centro della fronte.

L’uomo rappresentato non è giovane, ma ha fattezze mature, con profonde rughe verticali che segnano la fronte al centro e sopra le arcate sopraccigliari.

L’opera si ispira a modelli lisippei con la mediazione dell’eclettismo tardo ellenistico; l’iconografia fu utilizzata nelle rappresentazioni di Zeus seduto, in bronzo e marmo, e le numerose repliche di età imperiale romana dipendono dall’immagine del simulacro criso-elefantino (di avorio e d’oro) di Giove Capitolino creata da Apollonios, nota dalle fonti. Questo tipo iconografico fu ampiamente adottato per raffigurare i sovrani a partire da Alessandro Magno e poi dagli imperatori in età romana.

Imperatore Tiberio capite velato

Imperatore Tiberio capite velato
5615 Imperatore Tiberio capite velato

Imperatore Tiberio capite velato

La statua raffigurante l’imperatore Tiberio è stata rinvenuta il 30 agosto 1741, secondo alcuni studiosi nei pressi del teatro, secondo altri nell’Augusteum (cd. Basilica).

L’opera, realizzata in bronzo, è databile in età tiberiana nella prima metà del I sec. d.C. (14 – 37 d.C.).

L’imperatore Tiberio è rappresentato  raffigurato sotto le spoglie di pontefice massimo con il capo velato dall’ampio mantello che avvolge il corpo, copre il braccio sinistro piegato in avanti con un lembo a lunghe pieghe verticali, ricade da dietro le spalle in avanti descrivendo un ampio sinus a profonde morbide pieghe semicircolari che si allunga sino all’altezza del ginocchio sinistro, fascia con uno stretto balteus la vita annodandosi in un piccolo umbo sul lato sinistro del petto

L’opera, di notevole fattura, segue il prototipo dell’Augusto di via Labicana, che intende raffigurare l’ideale della pietas, in aderenza alle tradizioni religiose della Repubblica, propugnato dall’imperatore dopo il suo consolidamento al potere ed esaltato dai poeti della sua corte.

Agrippina minore capite velato

Agrippina minore capite velato
5612-Agrippina minore capite velato

Agrippina minore capite velato

La statua bronzea, rinvenuta il 22 dicembre 1741 nel teatro di Ercolano, è databile in età tiberiana nella prima metà del I sec. d.C. (14 – 37 d.C.).

La statua raffigura una donna in età giovanile con il capo velato, identificabile come l’imperatrice Agrippina Minore. Il braccio destro è scostato dal corpo e piegato verso la spalla per sostenere con la mano il lembo della palla(mantello) che le copre il capo, secondo il tipo iconografico della Pietas; il mantello poi ricade con un lungo partito di pieghe digradanti sul braccio sinistro abbassato e lievemente scostato dal corpo, nell’atto di stringerne un lembo con un gesto aggraziato della mano, recante un anello al dito, e si avvolge strettamente intorno, al corpo dalle forme morbide e piene, fasciando la vita e i seni, e lasciando intravedere la tunica manicata, che si articola in pieghe concentriche intorno alla scollatura e a ventaglio in larghe pieghe verticali alla base, sino a coprire i piedi calzati di alutae (calzari di morbido cuoio con suola).

L. Mammius Maximus

Mammius Maximus
5591-Mammius Maximus

L. Mammius Maximus

La statua bronzea, rinvenuta il 24 dicembre 1743 nel teatro di Ercolano, è databile intorno alla metà del I sec. d.C. (41 – 54 d.C.).

La statua è identificabile, grazie al nome che compare nell’iscrizione dedicatoria sulla lastra bronzea affissa sulla relativa base, come L. Mammius Maximus, membro del collegio degli Augustali (sacerdoti addetti al culto dell’imperatore), onorato dai concittadini per le sue opere di evergetismo e in particolare per avere fatto erigere in età claudia un ciclo di statue dei membri della famiglia imperiale nella cd. Basilica, probabilmente l’Augusteum.

L’uomo è ritratto con la caratteristica capigliatura di età claudia a corte e fitte ciocche ordinate sulla fronte; veste la tunica a maniche corte e la toga, con la consueta disposizione dell’umbo che si annoda morbidamente nel balteus, e dell’ampio sinus che scende oltre il ginocchio destro, riportato dietro le spalle, in modo da ricadere sul braccio sinistro con un ampio e lungo partito di pieghe terminanti in una lacinia (estremità inferiore del mantello) tra i piedi calzati con i calcei patricii (calzature di morbido cuoio).

Livia capite velato

Livia capite velato
5589-Livia capite velato

Livia capite velato

La statua bronzea è stata rinvenuta tra il 5 e l’11 marzo 1741 nel teatro di Ercolano ed è databile in età tiberiana nella prima metà del I sec. d.C. (14 – 37 d.C.).

L’opera raffigura l’imperatrice come una donna in età matura di nobile aspetto e in posa solenne con il capo velato, nell’atteggiamento tipico dell’orante.

La dama, identificabile come Livia, moglie di Augusto, in base alle caratteristiche somatiche e alla capigliatura che si dispone in due bande di capelli ondulati con scriminatura centrale, è vestita di una elegante stola (tipo di tunica) a maniche lunghe abbottonate, che emerge dal manto, articolandosi con sottili pieghe oblique intorno al collo e fitte pieghe verticali in basso sin quasi a coprire i piedi calzati con morbide alutae (calzari sottili di cuoio con suola). Lapalla (un tipo di mantello), decorato con fiocchi lungo i bordi, avvolge tutto il corpo, sottolineandone le belle forme, e copre anche il capo.

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