Villa dei papiri bozza

Danzatrici

  1. Inventario: 5619, 5620, 5621, 5604, 5605

Collocazione: Primo piano, sala CXVI

Tipo oggetto: gruppo statuario

Soggetto / Titolo: Danzatrici; Hydrophorai (portatrici di acqua) o Danaidi

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), straordinario pregio stilistico riveste il gruppo statuario composto da cinque statue singole su basi differenti, ma omogenee concettualmente e formalmente, che raffigurano giovani donne stanti sulla gamba destra e con la sinistra lievemente flessa e scostata dal corpo, vestite di peplo dorico affibbiato sulle spalle, diversamente atteggiate e con varie acconciature, e il delicato volto animato dagli occhi con cornea in osso o avorio, iridi e pupille in pietra grigia e nera.

La statua n. 5619 è rappresentata nell’atto di allacciarsi sopra la spalla destra il peplo, privo di kolpos (scollatura sblusata) non cinto in vita. La capigliatura ha i capelli trattenuti anteriormente da una taenia (fascia) intarsiata d’argento e divisi in due bande che incorniciano la fronte, mentre nella parte posteriore scendono in lunghi boccoli oltre il collo.

La statua n. 5620, similmente vestita, solleva il braccio destro piegato sulla testa, tenendo il sinistro teso lungo il corpo; i capelli invece sono raccolti dietro la nuca in un piccolo nodo.

La statua n. 5621, con capigliatura analoga alla precedente, è vestita con peplo ed apoptygma decorati sull’orlo con un motivo a raggi ad agemina in rame. La giovane ha il braccio destro teso e staccato dal corpo, il sinistro piegato a sollevare, con entrambe le mani, i lembi dell’apoptygma sulle spalle.

La statua n. 5604 ha il braccio destro molto sollevato, il sinistro teso lungo il corpo a stringere con la mano un lembo della veste; la capigliatura, analoga a quella delle altre figure, nella parte posteriore scende fin sulle spalle in brevi riccioli legati da un cordoncino poco prima dell’estremità.

Infine la statua n. 5605 ha la stessa foggia di abito e capigliatura delle altre, ma porta la mano destra al fianco, mentre il braccio sinistro è proteso in avanti.

Oggetto di molti studi riguardanti il loro inquadramento cronologico e stilistico, erroneamente definite “danzatrici” dal Winckelmann nel XVIII secolo, alla fine del XIX secolo furono interpretate come hydrophorai (portatrici d’acqua) e infine nel XX secolo identificate come Danaidi. Secondo il mito infatti le cinquanta figlie del re d’Egitto Danao furono condannate a portare acqua in eterno, per essersi rifiutate di sposare i cugini; rifugiatesi con il padre ad Argo e poi costrette al matrimonio, uccisero i loro mariti per ordine paterno ad eccezione di Ipermestra, che risparmiò il consorte Linceo, il quale a sua volta vendicò i fratelli uccidendo tutte le sorelle della moglie.

Provenienza: Furono rinvenute depositate dopo il terremoto del 62 d.C. lungo il grande peristilum (quadriportico colonnato con giardino centrale) rispettivamente il 13 e 14 aprile (n. 5605), il 24 maggio (n. 5604), il 22 giugno (n. 5621), il 16 luglio (n. 5620) e il 18 ottobre del 1754 (n. 5619), ma forse erano in origine collocate nel peristilio quadrato lungo l’euripo (nome che nel mondo greco indica il canale tra l’isola Eubea e la Beozia, adattato nel mondo romano per indicare la vasca lunga e stretta al centro dei giardini dei portici nelle case gentilizie romane). Conservate nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, furono fatte trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica; bronzo, argento, rame, avorio, pietre colorate; a fusione, ad incisione, agemina.

Datazione: Sono copie riferibili per contesto ed analisi stilistica ad età augustea (terzo – ultimo quarto del I sec. a.C.), derivate da un originario soggetto di età classica, molto diffuso all’epoca di Augusto, e repliche di un analogo gruppo esposto nel tempio di Apollo Palatino a Roma nel 28 a.C.

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  1. Inventario: 5626, 5627

Collocazione: Primo piano, sala CXVI

Tipo oggetto: gruppo statuario

Soggetto / Titolo: Corridori o lottatori

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), notevole pregio stilistico assume il gruppo statuario composto da due statue gemelle raffiguranti giovani atleti nudi su una base irregolare in posa analoga e speculare, del tutto simili fisionomicamente.

Le statue hanno la gamba sinistra avanzata, con la pianta del piede poggiata al suolo, mentre la destra è arretrata, con il tallone sollevato; il torso è proteso in avanti; il braccio destro è piegato in avanti, mentre il sinistro è abbassato; la testa è leggermente ruotata verso la spalla; i capelli, a corte ciocche scomposte sulla fronte, si dispongono in due riccioli contrapposti a forma di tenaglia; gli occhi sono stati realizzati in materiale diverso (osso o avorio per i globi oculari, pietra grigia e nera per iridi e pupille) e poi inseriti.

Su che tipo di atleti siano rappresentati si è a lungo discusso. L’atteggiamento della mano destra protesa in avanti, come in una sorta di presa, farebbe pensare a lottatori in posizione di guardia, sebbene l’inclinazione eccessiva del busto e la poca mobilità dei piedi risultino anomale e incongrue per questo tipo di competizione. Il tipo di muscolatura esile, l’avanzamento del piede sinistro, quasi ad immaginare gli atleti posti sulla linea di partenza di una gara di corsa, laddove era collocata una specie di incavo per favorire lo slancio iniziale, fanno propendere per la rappresentazione di corridori. Del resto la collocazione delle due statue di corridori nei pressi di quella di Hermes a riposo, rappresenta un evidente richiamo al tema del ginnasio, di cui Hermes Enagònios (Hermes quale giudice di gara, combattimento, lotta) rappresentava il dio protettore.

Provenienza: Furono rinvenute depositate dopo il terremoto del 62 d.C. lungo il grande peristilum (quadriportico colonnato con giardino centrale) rispettivamente il 6 luglio (n. 5626) e l’1 ottobre del 1754 (n. 5627), ma forse erano in origine collocate nel peristilio quadrato lungo l’euripo (nome che nel mondo greco indica il canale tra l’isola Eubea e la Beozia, adattato nel mondo romano per indicare la vasca lunga e stretta posta al centro dei giardini dei portici nelle residenze gentilizie romane). Conservate nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, le statue furono fatte trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica; bronzo, osso o avorio, pietre colorate; a fusione, ad incisione.

Datazione: Sono verosimilmente copia di statue greche della fine del IV o dell’inizio del III sec. a.C., celebranti atleti vincitori in uno dei grandi giochi panellenici. Esse sono riferibili per contesto ed analisi stilistica e analisi stilistica ad età augustea (terzo – ultimo quarto del I sec. a.C.).

 

I Cerbiatti

  1. Inventario: 4886, 4888

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: gruppo statuario zoomorfo

Soggetto / Titolo: Cerbiatti

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), compare un gruppo statuario composto da due statue gemelle raffiguranti cerbiatti in posa analoga e speculare, del tutto simili anatomicamente.

Gli snelli e agili animali sono resi in maniera naturalistica, grande al vero, ritti sulle zampe, con la testa eretta ed il muso rivolto rispettivamente a sinistra e a destra

Queste statue bronzee, insieme a quelle raffiguranti due Satiri, uno ebbro e l’altro dormiente, al porcellino, e al gruppo in marmo che rappresenta Pan con la capra, scoperti nello stesso contesto, rientrano tra i soggetti dionisiaci comunemente presenti nelle aree da giardino.

Provenienza: Le statue furono rinvenute presso la natatio del grande peristilum (quadriportico colonnato con giardino centrale) rispettivamente il 30 aprile (n. 4886) e il 10 maggio del 1756 (n. 4888), insieme ad un altro esemplare in frammenti ora disperso. Conservate nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, esse furono fatte trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica; bronzo; a fusione, ad incisione.

Datazione: Databili per contesto ad età augustea (terzo – ultimo quarto del I sec. a.C.).

Hermes in riposo

  1. Inventario: 5625

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: statua

Soggetto / Titolo: Hermes in riposo

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), tra le opere più pregevoli è la statua che ritrae il dio Hermes seduto su una roccia. La posizione e lo stile si ispirano ai modi dello scultore greco Lisippo, ma l’opera è certamente frutto della creazione originale di un artista romano. La testa, con i capelli a corte ciocche scomposte, è lievemente volta a sinistra; il braccio destro poggia sulla coscia corrispondente mentre la gamba è flessa; la mano sinistra si appoggia sulla roccia determinando un innalzamento della spalla, così che il torso del dio risulta lievemente inclinato a destra; la gamba sinistra è invece protesa, e solo il tallone tocca il suolo. Gli occhi in materiale diverso (osso o avorio per i globi oculari, pietra grigia e nera per iridi e pupille) e poi inseriti. Hermes (Mercurio nel mondo romano, figlio di Zeus e della Pleiade Maia, protettore della letteratura, dei commerci, degli atleti e accompagnatore delle anime negli Inferi), è ritratto come un efebo, nudo e con solo i calzari alati ai piedi mentre nella mano sinistra stringe un attributo frammentario, verosimilmente un caduceo (bastone alato con serpenti attorcigliati, tipico del dio).

La statua ornava il peristilio rettangolare della villa, assimilato ad un gymnasium (palestra) greco, popolato usualmente di immagini del dio. In questo caso egli, pur essendo colto in un momento di riposo, con espressione pensosa, ad incarnare l’ideale dell’otium romano, sembra sempre pronto a balzare in piedi per riprendere l’attività.

Provenienza: La statua fu rinvenuta nel grande peristilum (quadriportico colonnato con giardino centrale) il 3 agosto del 1758, insieme a quelle dei due satiri, dei cerbiatti, del porcellino (n. 4893) e del gruppo marmoreo di Pan e la capra. Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, la statua fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica; bronzo, osso o avorio, pietra grigia e nera; a fusione, ad incisione.

Datazione: Si data per contesto ed analisi stilistica ad età augustea (terzo – ultimo quarto del I sec. a.C.).

Satiro ebbro

  1. Inventario: 5628

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: statua

Soggetto / Titolo: Satiro ebbro

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), tra le opere più importanti è la statua che ritrae un Satiro (divinità minore del pantheon greco compagno di Pan e Dioniso, personificazione della fertilità e della forza della natura) in età avanzata, di dimensioni leggermente inferiori al vero, adagiato ubriaco su una roccia ricoperta da una pelle leonina. La testa con piccole corna, che spuntano tra i capelli irti, cinta da una corona adorna di corimbi, è rivolta all’indietro. Il volto, contratto nel riso dovuto all’ebbrezza, ha la bocca aperta, attraverso cui s’intravedono i denti, incorniciata da una corta barba. Il torso è sollevato e ruotato a sinistra; il braccio destro è alzato con le dita schioccanti a manifestare il buonumore, mentre il sinistro piegato poggia su un otre. La gamba destra è distesa a cercare equilibrio e la sinistra, piegata, posa il piede sulla pelle di leone. Il corpo maturo ed appesantito conferisce grandiosità alla composizione ed alla potenza plastica di questo vecchio Satiro raffigurato in tutta la sua vitalità in preda ai fumi del vino. Per alcuni studiosi l’originale ellenistico a cui la copia romana s’ispirerebbe sarebbe un’opera di tradizione lisippea databile al primo quarto del III sec. a. C., mentre, altri, sulla base del confronto con le numerose repliche, propendono per un pezzo, che doveva essere alquanto famoso, creato in Asia Minore, rientrante nel filone del “rococò” dell’arte tardo ellenistica (terzo venticinquennio del II sec. a. C). Insieme alla statua del Satiro dormiente, presente nello stesso contesto, Il Satiro ebbro riprendeva e sviluppava la tematica dionisiaca già presente nell’atrio della villa, decorato da una serie di statuette di sileni e satiri.

Provenienza: L’opera ornava il lato occidentale della natatio (piscina) al centro del grande peristilum (quadriportico colonnato con giardino centrale) e fu rinvenuta il 10 luglio del 1754, insieme al Satiro dormiente, alle statue di cerbiatti, al porcellino (n. 4893), e al gruppo marmoreo di Pan e la capra. Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, la statua fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica; bronzo; a fusione, ad incisione.

Datazione: Si data per contesto ed analisi stilistica ad età augustea (terzo – ultimo quarto del I sec. a.C.).

 

Satiro dormiente

  1. Inventario: 5624

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: statua

Soggetto / Titolo: Satiro dormiente

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), notevole pregio assume la statua che ritrae un giovane Satiro (divinità minore del pantheon greco compagno di Pan e Dioniso, personificazione della fertilità e della forza della natura) dormiente con piccole corna tra i capelli irti. La testa, mollemente abbandonata nel sonno e ruotata verso la spalla sinistra, comunica un senso di distensione: le palpebre sono serrate e le labbra appena dischiuse. Il braccio destro è piegato ad arco quasi a sorregge il capo, mentre il sinistro ricade privo di forza lungo il corpo. Anche la posizione delle gambe, l’una distesa e l’altra piegata, contribuiscono ad infondere un senso di rilasciamento. La posizione eretta del torso, che in parte contraddice l’atteggiamento della statua, è stata interpretata o come frutto di un errato restauro o come attestazione della presenza di un sostegno posto dietro la schiena non rinvenuto durante lo scavo. Il Satiro doveva stringere nella mano sinistra un attributo, forse un pedum (bastone ricurvo) o un tirso (bastone con pigna sulla sommità avviluppato in tralci di vite e rami di edera, tipico di Dioniso), purtroppo perduto. L’opera, di cui sono pervenute numerose repliche, è di tradizione formale ellenistica. Insieme alla statua del Satiro ebbro, presente nello stesso contesto, il Satiro dormiente riprendeva e sviluppava la tematica dionisiaca già presente nell’atrio della villa, decorato da una serie di statuette di sileni e satiri.

Provenienza: La statua ornava il lato orientale della natatio (piscina) al centro del grande peristilum (quadriportico colonnato con giardino centrale) e fu rinvenuta il 2 marzo del 1752, insieme al Satiro dormiente alle statue di cerbiatti, al porcellino (n. 4893) e al gruppo marmoreo di Pan e la capra. Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, la statua fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica; bronzo; a fusione, ad incisione.

Datazione: Si data per contesto ed analisi stilistica ad età augustea (terzo – ultimo quarto del I sec. a.C.).

  1. Inventario: 27709

Collocazione: Primo piano, sala CXVI

Tipo oggetto: gruppo statuario

Soggetto / Titolo: Pan e la capra

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), il piccolo gruppo su un basamento moderno a forma di roccia in marmo bardiglio, raffigura, in dimensioni inferiori al vero, il dio Pan (detto Fauno nel mondo romano, figlio di Hemes e Persefone, divinità minore, mezzo uomo e mezzo caprone, protettore dei pastori, della campagna e delle selve) nell’atto di accoppiarsi con una capretta. La figura di Pan è accuratamente resa, sia nei particolari del vello caprino della parte inferiore del corpo, sia nella superficie liscia del muscoloso torso umano, sia nei tratti ben definiti del volto che esprimono la natura ibrida del dio; la capretta supina piega la testa a sinistra mentre languidamente incrocia lo sguardo di Pan.

Il soggetto è del tutto intonato alla decorazione di un giardino, che nelle ville romane riproduce una natura carica di quelle connotazioni idillico pastorali che le avevano attribuito la letteratura e l’arte ellenistiche; ma, nonostante l’intonazione leggera, la scabrosità del soggetto agli occhi della società borbonica ne fece l’opera forse più censurata fra gli oggetti della collezione: solo il re poté vederla prima che venisse rinchiusa in un armadio e celata anche agli occhi del Winckelman.

Provenienza: La statua fu ritrovata presso la natatio (piscina) al centro del grande peristilum (quadriportico colonnato con giardino centrale) l’1 marzo del 1752, insieme al Satiro dormiente, al Satiro ebbro, alle statue di cerbiatti e a quelli del porcellino (n. 4893). Il gruppo scultoreo conservato nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, fu fatto trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: marmo; scalpellatura, levigatura; tracce di colore.

Datazione: Si data per analisi stilistica al primo quarto del sec. d.C.

Atena combattente

  1. Inventario: 6007

Collocazione: Primo piano, sala CXVI

Tipo oggetto: statua

Soggetto / Titolo: Athena promachos (Atena combattente)

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), la statua raffigura la dea incedente, con il piede sinistro avanzato. Il braccio sinistro è steso in avanti, mentre, il destro è alzato a brandire la lancia, ormai perduta. La testa, rivolta nella direzione del braccio disteso, è protetta da un elmo attico, decorato a rilievo con grifi sui lati ed una testa di Gorgone (mostro con la testa dai capelli anguiformi, decapitata da Perseo) sulla visiera. I capelli, divisi al centro da una scriminatura, si avvolgono ai lati del volto in corti riccioli, mentre, folte chiome ricadono lungo la schiena. L’egida (sorta di mantelletto di pelle di capra utilizzato come corazza protettiva), che, fissata intorno al collo, ricopre il braccio sinistro ricadendo sul retro, è ornata da squame piumate tra cui campeggia un grande gorgoneion, mentre lungo l’orlo si attorcigliano dei serpenti. Al di sotto dell’egida la dea indossa sul chitone (tunica) un corto himation (mantello); i piedi calzano sandali. L’opera in antico doveva avere le vesti completamente dorate, in modo da imitare, attraverso il contrasto con il bianco marmoreo delle braccia, del viso e dei piedi, le sculture crisoelefatine (in oro ed avorio) comuni nel mondo greco.

Provenienza: Il luogo di rinvenimento, avvenuto tra il 22 e il 29 ottobre 1752, è con ogni probabilità quello originario; la posizione tra l’intercolumnio centrale del tablino la rendeva il fulcro visivo della decorazione scultorea posta alle sue spalle. Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, la statua fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: marmo; scalpellatura, levigatura.

Datazione: L’opera è stata variamente interpretata o come una copia di una statua greca del V sec a.C. o come pastiche romano della prima età imperiale, ma è più probabile che si tratti di una creazione del tardo ellenismo; in tal senso può essere datata per contesto ed analisi stilistica tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

 

Giovinetto orante

  1. Inventario: 6105

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: statua

Soggetto / Titolo: Giovinetto orante

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), la statua rappresenta un giovinetto stante e nudo. Il peso del corpo, che gravita sulla gamba sinistra, è bilanciato da un sostegno a forma di tronco d’albero; l’altra gamba è portata in avanti, leggermente scartata verso destra. Il torso è frontale, mentre le braccia sono piegate in avanti secondo la posizione tipica degli oranti. La testa ritratto, lavorata a parte e poi fissata al torso, presenta un volto dai tratti morbidi ornato da una capigliatura semplice con ciocche corte e sottili ricadenti sulla fronte. L’opera è una creazione stilisticamente mediocre, soprattutto nella testa ritratto, che potrebbe rappresentare uno dei figli dei proprietari della villa.

Provenienza: Con ogni probabilità il pezzo era stato posto, temporaneamente, nella stanza in cui fu rinvenuto, il 27 marzo del 1751, in attesa che si ultimassero i lavori di restauro resisi necessari dopo il terremoto del 62 d. C.; la posizione originaria non è purtroppo ricostruibile, anche se l’atteggiamento di “orante” farebbe pensare a qualche edicola posta nel giardino o in uno degli ambienti dell’abitazione.

Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, la statua fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: marmo di Carrara; scalpellatura, levigatura.

Datazione: L’opera si data per analisi stilistica all’ultimo decennio del I sec. a.C.

Isocrate

  1. Inventario: 6126

Collocazione: Primo piano, sala CXVI

Tipo oggetto: statua

Soggetto / Titolo: Isocrate

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), la statua, di dimensioni appena maggiori del vero, raffigura un uomo vestito con un chitone (tunica) a maniche corte, che lascia scoperto il braccio destro, un himation (mantello) che, passando sulla spalla sinistra, gira sul fianco destro per poi ricadere dall’avambraccio sinistro in ampie pieghe e i sandali (trochades) ai piedi. L’età avanzata del personaggio è accentuata dalla posizione un po’ curva e dal suo appoggiarsi ad un bastone, anche se, forse, l’attuale postura è da imputarsi ad un errato restauro. L’opera, rinvenuta acefala, venne integrata con una testa del tipo “Omero-Sofocle”, copiata da un esemplare della collezione Farnese (n. 6413). Sul lato sinistro della figura vi sono dei rotoli di papiro, che fungono da sostegno e nel contempo stanno a raffigurare l’arte oratoria a cui era legato il personaggio effigiato. La mancanza della testa originaria non ha aiutato nel riconoscimento del personaggio ma la presenza dei rotoli legati con una cinghia, insieme all’aspetto anziano e nel contempo vigoroso ed alla pacata posa di retore, inducono ad identificare il personaggio nell’oratore Isocrate (nato ad Atene nel 436 a. C.), celebrato dagli antichi per il vigore fisico e mentale che lo accompagnò in tutta la sua vita. L’opera era stata collocata una posizione eminente, nell’estremo lato orientale del peristilio rettangolare, vicino all’area d’ingresso, verso il nucleo centrale del complesso.

Provenienza: L’opera era installata nel terzo intercolumnio dell’ambulacro del peristilium rettangolare (quadriportico colonnato con giardino centrale), ove fu rinvenuta il 17 luglio del 1752. Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, la statua fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: marmo pentelico con testa in marmo di Carrara; scalpellatura, levigatura.

Datazione: L’opera, che richiama dal punto di vista formale un tipo dell’Asclepio del IV sec. a.C. si data per contesto ed analisi stilistica tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

Pseudo Seneca (Aristofane?)

  1. Inventario: 5616

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: testa ritratto

Soggetto / Titolo: Pseudo Seneca (Aristofane ?)

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), la celebre testa ritrae un personaggio maschile di età matura. I lineamenti del volto, con baffi e corta barba incolta, sono marcati e segnati dalle rughe e dalle borse sotto gli occhi penetranti e animati dalla cornea in osso o avorio, da iridi e pupille in pietra grigia e nera, mentre i capelli lisci ricadono a ciocche scomposte sulla fronte fin quasi all’attaccatura del naso.

Fulvio Orsini ne propose l’identificazione con Seneca, generalmente accettata fino al 1813, quando il ritrovamento di un autentico ritratto del filosofo, identificato grazie all’iscrizione del nome, la smentì, lasciando il posto a varie ipotesi. Oggi prevale quella che vede nel ritratto un commediografo per la presenza su una copia ora al Museo delle Terme a Roma di una corona di edera, premio degli agoni teatrali; taluni specificamente lo identificano con Aristofane, perché il tipo in questione è associato, in una doppia erma di Villa Albani, al ritratto di Menandro; secondo altri invece potrebbe trattarsi di un ritratto di Esopo, Esiodo, Callimaco o Apollonio Rodio. L’elevato numero di repliche pervenuteci, che consta di quaranta riproduzioni, fa comunque ritenere che il personaggio raffigurato doveva godere di grande notorietà.

La qualità eccellente del ritratto di ricostruzione ha indotto a considerarla un’originale da cui tutte le altre repliche derivano. L’originale in ogni caso va inserito nella corrente del virtuosismo veristico, collocabile cronologicamente fra il III ed il II sec. a.C.

Provenienza: L’opera fu ritrovata il 27 settembre del 1754 nel settore occidentale del peristilium rettangolare (quadriportico colonnato con giardino centrale). Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, la statua fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: bronzo, osso o avorio, pietra grigia e nera; fusione, ad incisione.

Datazione: L’opera si data per contesto ed analisi stilistica tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

 

Dioniso

  1. Inventario: 5618

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: busto

Soggetto / Titolo: Dioniso ?

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), il busto, prima identificato come Platone, rappresenta molto probabilmente Dioniso (divinità polimorfa dell’Olimpo greco e latino, figlio di Zeus e Semele, inventore del vino) con il capo reclinato sul petto e volto a destra. La pettinatura è lavorata con un trattamento calligrafico delle superfici: sulla fronte un’alta taenia (fascia) ferma la folta capigliatura, che si arrotola ai lati della testa e ricade sulla nuca, mentre la fluente barba termina al di sotto del collo con riccioli chiusi. Il dio, dall’espressione pensierosa, ha lo sguardo rivolto verso il basso, il naso largo e diritto, gli zigomi alti. Sul petto sono accennate le pieghe della tunica.

Provenienza: L’opera fu ritrovata il 18 aprile del 1759 in un ambiente periferico della villa, ma in origine doveva decorare il piccolo peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale). Conservato nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, il busto fu fatto trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: bronzo; fusione, ad incisione.

Datazione: L’opera, che si rifà ad un tipo statuario del IV sec. a.C., si data per contesto ed analisi stilistica tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

Tolomeo

  1. Inventario: 6158

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: busto erma

Soggetto / Titolo: Tolomeo

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), il busto erma rappresenta un sovrano ellenistico di età matura, con la testa leggermente rivolta verso sinistra, la taenia (fascia) regale tra i capelli annodata sulla nuca, la fronte sottolineata da una profonda ruga orizzontale, il naso appena ricurvo, le labbra piene, il mento prominente. L’identificazione del personaggio è molto dibattuta: se per la maggior parte degli studiosi, sulla base di confronti con i ritratti su monete coniate durante il regno di suo figlio, Tolomeo III Evergete, appare evidente la raffigurazione idealizzata di Tolomeo II Filadelfo; per altri si tratterebbe dello stesso Tolomeo III Evergete, per altri ancora Tolomeo IX Soter II Lathyro.

L’opera potrebbe essere una copia romana di scuola attica o peloponnesiaca da un originale in bronzo del terzo quarto del III sec. a.C., prodotto in un centro greco.

Provenienza: Il busto fu rinvenuto l’8 febbraio del 1757 nell’angolo occidentale della natatio (piscina) nel grande peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale). Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, l’opera fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: marmo; scalpellatura, levigatura.

Datazione: L’opera si data per contesto ed analisi stilistica tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

Pseudo Saffo

  1. Inventario: 4896

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: busto

Soggetto / Titolo: Pseudo Saffo

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), il busto mostra una giovane donna, dallo sguardo diretto davanti a sé. Il volto, dai tratti delicati, presenta grandi occhi animati dalla cornea in osso o avorio, iride e pupille in pietra grigia e nera, naso diritto e bocca piccola e carnosa. I capelli, scriminati sulla fronte, sono fermati sulla sommità del capo da una sottile taenia (fascia) e raccolti dietro la nuca in uno chignon. Il petto e la spalla sinistra sono avvolti nell’himation (mantello). Il busto risente della tradizione iconografica delle Muse del IV sec. a.C. Appare ormai accertato che la figura rappresenti una poetessa, anche se resta in dubbio se debba riconoscersi Saffo; in tal caso il busto sarebbe una replica del ritratto di ricostruzione eseguito da Silanione nel tardo periodo classico (350 a. C.).

Provenienza: Il busto fu rinvenuto il 23 febbraio del 1757 nell’area settentrionale del grande peristilium (quadriportico colonnato con giardino centrale). Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, l’opera fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: bronzo, osso o avorio, pietre colorate; fusione, ad incisione.

Datazione: L’opera si data per contesto ed analisi stilistica tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

 

  1. Inventario: 5610

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: busto

Soggetto / Titolo: Herakles – Ercole

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), il busto raffigura un uomo dai tratti giovanili, con la testa leggermente girata a destra ed inclinata. Il volto presenta sottili sopracciglia incise, il naso diritto e la bocca, piccola e carnosa, appena dischiusa. La capigliatura sulla nuca e sulla fronte è resa con corte ciocche, suddivise in ciocche più sottili, mentre, sui lati del volto in riccioli voluminosi. L’opera è una replica dell’Herakles eseguito da Policleto nel 430 a.C., ma privato della taenia. La collocazione del pezzo a sud-est del peristilio rettangolare, messa in dubbio da qualche studioso, troverebbe conferma nella provenienza dalla stessa area di un busto che raffigura l’Eracle di Skopas nel IV sec. a.C.; la scelta di porre le due opere vicine avrebbe permesso al proprietario della villa di godere della simultanea visione di uno stesso soggetto realizzato da due tra i massimi scultori greci separati da più di un secolo di storia.

Provenienza: Il busto fu rinvenuto tra il 22 e il 24 settembre del 1752 nel tablino. Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, l’opera fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: bronzo; fusione, ad incisione.

Datazione: L’opera si data per contesto ed analisi stilistica tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

cd. Pirro

  1. Inventario: 6150

Collocazione: Primo piano, sala CXVII

Tipo oggetto: busto erma

Soggetto / Titolo: cd. Pirro

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), il busto presenta naso e labbro inferiore accentuati, galea (elmo con visiera) ornata da una corona di quercia, guanciali aderenti al volto ed un diadema regale posto al di sotto della nuca. Il busto si rifà all’iconografia lisippea di Alessandro Magno. Venne identificato come Pirro, re d’Epiro, per la corona di quercia poggiata sull’elmo, alludente al più famoso luogo dell’Epiro, il santuario di Zeus di Dodona, dove gli oracoli erano espressi proprio sulle foglie della quercia sacra alla divinità. Probabilmente si riferisce alla corona d’oro donata a Pirro a Catania, che il sovrano durante la sommossa ad Argo strappò via per tentare invano di non essere riconosciuto. Nel grande peristilium della Villa dei Papiri di Ercolano erano collocati ritratti in bronzo ed in marmo di re, condottieri, filosofi, letterati, uomini illustri greci di età ellenistica, specchio della raffinata cultura ellenizzante del proprietario, sicuramente membro della nobilitas romana.

Provenienza: Il busto fu rinvenuto il 15 ottobre del 1757 nell’angolo nord-orientale della natatio (piscina) nel grande peristilium (portico colonnato con giardino centrale). Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, l’opera fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: marmo; scalpellatura, levigatura.

Datazione: L’opera si data per contesto ed analisi e tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

Dorifono

  1. Inventario: 4885

Collocazione: Primo piano, sala CXVI

Tipo oggetto: erma

Soggetto / Titolo: Doriforo

Descrizione: Nell’ambito dell’eccezionale complesso statuario della Villa dei Papiri, residenza gentilizia situata all’esterno dell’area urbana dell’antica Herculaneum (Ercolano), l’erma dai cui lati sporgono due barre di forma parallelepipeda, rappresenta un giovane dai tratti vigorosi. La testa, dalla salda ossatura, mostra un’espressione austera. La capigliatura è costituita da ciocche fluide e arricciate a tenaglia sulla fronte. Si tratta di una delle repliche della notissima opera dell’artista greco Policleto, il Doriforo (portatore di lancia), conosciuta attraverso le fonti e le numerose copie romane di differente livello artistico. Questa replica, una delle migliori pervenuteci, permette di apprezzare i caratteri stilistici e tecnici della testa che, fedele al “purismo” augusteo, mantiene la solidità dei volumi e l’eleganza del disegno, che doveva avere l’originale. L’iscrizione greca incisa lungo il bordo inferiore, ricorda che il pezzo fu realizzato da Apollonio di Archia, un’artista ateniese di età augustea.

Provenienza: L’erma fu rinvenuta il 28 maggio del 1753 nell’angolo occidentale del peristilium quadrato (quadriportico colonnato con giardino centrale), al centro del complesso, dotato di un bacino centrale e, agli angoli, quattro fontane a vasca circolare, dietro ognuna delle quali si ergeva, su un pilastrino di marmo, un busto bronzeo. Conservata nel Museo Ercolanese, all’interno della Villa Reale di Portici, l’opera fu fatta trasportare da Ferdinando a Napoli nel Real Museo Borbonico agli inizi del XIX secolo.

Materia e tecnica: bronzo; fusione, ad incisione.

Datazione: L’opera si data per contesto ed analisi stilistica tra il terzo e l’ultimo quarto del I sec. a.C.

 

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