Collezione numismatica

Lucius Caecilius Iucundus
Lucius Caecilius Iucundus
110663 collezione numismatica-museo-napoli

Lucius Caecilius Iucundus

L’erma ritratta è stata rinvenuta nell’atrium della Casa del banchiere pompeiano Lucius Caecilius Iucundus e raffigura un suo avo, le cui fattezze sono riprodotte con estremo realismo: di età non più giovanile, le orecchie a sventola e la vistosa verruca completano un volto segnato da rughe sulla fronte e ai lati del naso; l’espressione si connota per la furbizia che traspare dagli occhi piccoli e incavati, abilmente realizzati da un artista di grande perizia.

L’erma fu dedicata al genio di Lucio dal liberto Felice, come recita l’iscrizione latina (GENIO. L. NOSTRI/ FELIX. L) sul pilastrino, in cui sono incastrati gli attributi virili.

Scena fullonica
Scena di fullonica
9774 (2) collezione numismatica-museo-napoli

Scena di fullonica

Le scene, in IV stile, si svolgono su tre delle facce affrescate di un pilastro proveniente da una delle numerose fullonicae, vere e proprie tintorie, pompeiane.

Ogni lato del pilastro è diviso orizzontalmente in due sezioni, illustranti ciascuna operazioni consecutive per la lavorazione della lana.

Nei riquadri superiori vi sono un operaio che spazzola la lana con il cardo, un altro che avanza con una gabbia di vimini a cupola sulle spalle e un secchio in mano, per la solforatura. Sul registro inferiore tre schiavi lavano i panni, pestandoli in apposite vasche colme di un composto a base di acqua calda e urina.

Il lato attiguo presenta, in alto, una grande pressa in legno, con due viti, la cui funzione era quella di stirare i panni.

Della terza faccia rimane solo la metà superiore, con un semplice sacello, costituito da quattro esili colonne che reggono una copertura, all’interno del quale vediamo una statua di Venere.

Scena di vendita del pane
Scena di vendita del pane

9071 collezione numismatica-museo-napoli

Scena di vendita del pane

Il quadretto, in IV stile, è databile per analisi stilistica alla seconda metà del I sec. d.C. (45 – 79 d.C.).

Il quadretto, delimitato da una cornice nera sul fondo giallo della parete, rappresenta una scena di vita quotidiana. Al centro, davanti ad un bancone ligneo a squadra su cui sono disposte pile di pani, due avventori, raffigurati di tre quarti, di spalle, vestiti con pesanti mantelli scuri e calzari ai piedi, e un ragazzo con corta tunica scura, acquistano un pane dal panettiere seduto di fronte, abbigliato con tunica bianca. Alle sue spalle spicca sul fondo viola uno scaffale ligneo a due ripiani, su cui sono riposti in pile ordinate altri pani; a sinistra è un cesto con piccoli taralli o dolci rotondi.

Decadrammo
Decadrammo

Decadrammo

Il decadrammo in argento, proveniente dalla zecca di Siracusa, riproduce su un lato un auriga che conduce una biga con quattro cavalli lanciati al galoppo, mentre una Nike (Vittoria) alata lo incorona; in esergo è una panoplia. Sull’altro lato vi è la testa di Kore Persefone di profilo a sinistra, con corona di spighe, collana e orecchini; nello sfondo tre delfini; in basso le lettere “EYAINE”  entro circolo perlinato.

I bellissimi coni adoperati per la produzione di questo decadrammo sono opera di Euainetos, uno dei pregevoli incisori attivi a Syrakousai (Siracusa) tra la fine del V e gli inizi del IV sec. a.C. Il nominale, di valore elevato, rientra in emissioni legate a momenti particolari della storia delle poleis emittenti, in cui si rendono necessari pagamenti di cifre ingenti. La presenza della panoplia lascia presumere l’uso delle monete appartenenti alla serie come premi per atleti vincitori di gare disputate per celebrare la gloria della città.

Medaglione
D/ Testa di Augusto; R/ Diana

D/ Testa di Augusto; R/ Diana

Il medaglione fu rinvenuto nel 1759 a Pompei, insieme a undici denari aurei, ma la mancanza di indicazioni precise rende oggi impossibile la ricostruzione del gruzzolo originario. La legenda del rovescio fornisce anche la data di emissione, da fissarsi al 9-8 a.C..

Questa moneta, che è un esemplare unico prodotto dalla zecca di Lugdunum, è conosciuta come medaglione di Augusto. Reca al dritto il ritratto dell’imperatore con la titolatura ‘Cesare Augusto, figlio del Divo (Cesare), padre della patria’; l’immagine di Diana al rovescio è forse la riproduzione di una statua di culto della dea venerata in un santuario siciliano, come l’indicazione in esergo lascia intendere, e, data la fama di cui godette nell’antichità, non è improbabile supporre che fosse quella del santuario di Erice.

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