Terme di Caracalla

Neottolemo e Astianatte o Achille e Troilo

Neottolemo e Astianatte o Achille e Troilo
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Neottolemo e Astianatte o Achille e Troilo

Il gruppo marmoreo di età severiana (III secolo d.C.) fu ritrovato nelle terme di Caracalla, nel 1787 fu portato nella villa comunale di Napoli, da dove, nel 1826, fu trasferito al Museo per garantirne una migliore conservazione.

Il gruppo è composto da un guerriero, dal vigoroso corpo nudo, con clamide agganciata dietro la schiena e spada al fianco, che avanza portando sulle spalle il corpo di un giovinetto ferito al petto. La mano sinistra del guerriero stringe il piede destro del giovinetto nell’atto di scagliarlo lontano. Il gruppo rappresenta un soggetto eroico e potrebbe raffigurare Achille e Troilo, oppure Neottolemo ed Astianatte.

La lettura è resa problematica a causa di profondi restauri operati nel XVI secolo da G.B. Della Porta e culminanti nell’apposizione di una testa moderna, che raffigura l’imperatore Commodo, quasi a ribadire la ferocia del principe.

Eracle Farnese

Eracle a riposo
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Eracle a riposo

La statua, risalente alla fine del II o agli inizi del III sec. d.C., fu rinvenuta nelle Terme di Caracalla e, acquisita da Paolo II Farnese, venne esposta al MANN solo nel XIX secolo.

Ercole è rappresentato come un uomo maturo, nudo e dalla poderosa corporatura accuratamente definita nei dettagli anatomici. La scultura, che probabilmente era completata dalla figura del figlio di Ercole, Telefo, è una riproduzione ingrandita di una scultura bronzea di Lisippo.

Al momento del ritrovamento la statua era priva della mano e dell’avambraccio sinistro (ora in gesso), e delle gambe, che furono ricostruite da Guglielmo Della Porta, allievo di Michelangelo. Quando, in seguito, furono trovate le gambe, si decise di lasciare quelle di restauro, perché considerate di fattura superiore. Solo alla fine del Settecento, gli interventi conservativi di Carlo Albacini reintegrarono le gambe antiche originali, mentre quelle cinquecentesche sono ora esposte vicino all’Ercole.

Il supplizio di Dirce, detto Toro Farnese

Il supplizio di Dirce, detto Toro Farnese
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Il supplizio di Dirce, detto Toro Farnese

L’opera fu rinvenuta nel 1545 nella palestra delle Terme di Caracalla, ma solo nel 1826 raggiunse il Museo. Il gruppo scultoreo, definito “la montagna di marmo” perché ricavato da un unico blocco, rappresenta il supplizio di Dirce, legata ad un toro inferocito da Anfione e Zeto come punizione per le angherie ripetutamente inflitte alla loro madre, Antiope.

Al centro campeggia l’immagine dell’enorme toro imbizzarrito, trattenuto per le corna da uno dei due fratelli, mentre l’altro tiene la fune con la quale la sventurata sarà ancorata all’animale. Ai piedi del gruppo centrale, a destra un cane ed un pastore osservano la scena, mentre alle spalle emerge la figura di Antiope, stante, con il tirso in mano.

Il soggetto, con una forte connotazione dionisiaca che viene dalla presenza del toro e dalla raffigurazione di Antiope come baccante, è frequentemente adoperato in pittura e riecheggia una famosa opera di due artisti rodii, Apollonio e Taurisco di Trallas, scolpita alla fine del II sec. a.C.

Flora o Pomona

Flora o Pomona
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Flora o Pomona

La maestosa statua raffigura una divinità femminile difficilmente identificabile o con Flora o con Pomona, divinità protettrici della vegetazione e dei frutti. La dea indossa chitone lungo e himation (tunica e mantello); il chitone è cinto al di sotto del petto, e in corrispondenza della parte superiore del corpo forma ampie pieghe, mentre scende in pieghe più sottili e fitte sulle gambe. Sulla base si intravedono i piedi che calzano sandali. La pettinatura ad onde ripartite a doppia banda, che termina con una sorta di crocchia sulla nuca, è sovrastata da una corona di fiori intrecciati. La statua Farnese in esame si ispira a un prototipo greco della seconda metà del V sec. a.C.

Dopo il suo ritrovamento, fu restaurata (mano sinistra, braccio destro, collo) da C. Albacini come Flora, per la presenza di fiori sul mantello, e fu affiancata come pendant alla più nota scultura omonima. Un disegno dell’artista olandese Marten van Heemskerck, attivo a Roma tra il 1532 e il 1536, ritrae entrambe le statue di Flora Farnese non ancora restaurate. Si è pensato, pertanto, con veridicità, che non provengano dalle terme di Caracalla, il cui scavo ebbe origine solo nel 1545.

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