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LA REPUBBLICA – Il Museo archeologico di Napoli diventa un videogame

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Si chiama “Father and Son”, è prodotto dal museo diretto da Paolo Giulierini: “Siamo i primi a farlo”. Da marzo rilasciato gratuitamente sui principali store.

“Il nome? Sì, l’ho scelto io”. Tradisce la sua passione per la musica Ludovico Solima quando parla del titolo della sua “creatura”, che sembra riferirsi al grande Cat Stevens. Ma l’omaggio finisce lì: “In realtà – spiega – l’abbiamo scelto per indicare il pubblico a cui ci rivolgiamo “. Perché è proprio ai padri e a i figli che parla “Father and Son”, il videogioco appena prodotto dal Museo archeologico nazionale. Per un tipo tutto nuovo di comunicazione verso persone di tutte le età, da avvicinare alle collezioni attraverso l’interazione digitale.
È il primo videogame interamente prodotto da un museo. Nulla a che vedere coi programmi didattici computerizzati, già diffusi da anni: qui si parla di un vero e proprio gioco, di un’avventura grafica con livelli, enigmi, colpi di scena e finali alternativi. Partendo dalle sale espositive, il protagonista si muoverà in più epoche, sullo sfondo di una Napoli particolareggiata e riprodotta in base alla fase storica. Il tutto sarà pronto entro marzo e disponibile gratuitamente per smartphone e tablet, sia sugli store Apple che Android.
“È un po’ una sfida quella che lanciamo – dice Paolo Giulierini, direttore del Mann sviluppare un simile progetto, svincolandoci da rallentamenti burocratici e amministrativi, sembrava un’utopia, invece è tutto reale. Speriamo di creare un precedente per altri musei e per lo stesso ministero dei beni culturali, a volte restio a incentivare idee coraggiose come a questa “.

L’idea di un videogioco è venuta lo scorso maggio a Solima, professore di Management delle imprese culturali all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, nonché redattore del Piano strategico del museo. “Il mercato videoludico – dice – genera un fatturato mondiale di 90 miliardi di dollari. In Italia gli utenti sono più di 18 milioni, appartenenti a ogni fascia d’età: se solo ne intercettassimo lo 0,5 per cento, potremmo già attirare 90mila visitatori in più, lanciando la nostra immagine ancor più a livello internazionale”. Cifre forti per la location, che quest’anno punta a superare il mezzo milione di visitatori, dopo il record di 452.736 del 2016 (il 30 per cento in più rispetto al bilancio precedente).

“Father and Son” è infatti pensato come una forma di story-telling volta a raccontare il museo e le sue meraviglie. Con la differenza che qui, però, si gioca. Letteralmente. Ma dimenticatevi il classico e blasonato meccanismo di videogame “sparatutto”, con personaggi che saltellano da una piattaforma all’altra. “Father and Son” ammicca a un altro tipo di intrattenimento, quello delle storie a bivi, in cui si sceglie come e dove muoversi, in un mondo di personaggi, storie, addirittura secoli diversi.

“Si tratta di un’avventura con scorrimento in 2d – spiega Fabio Viola, sviluppatore del gioco, residente a Pisa ma di origine pugliese – per realizzarlo abbiamo lavorato molto su ogni aspetto, dalla grafica all’animazione, fino alla colonna sonora”. Sa il fatto suo, Viola (che in passato ha già lavorato per colossi come l’Electronic Arts), presidente dell’associazione “Tuo Museo”, già vincitrice del bando di Innovazione culturale della fondazione Cariplo per lo sviluppo di soluzioni innovative in ambito culturale. “Father and Son riprende – sarà accattivante e immediato, piacevole sia per appassionati che per neofiti”.

Il gioco, ora alle ultime fasi di realizzazione, può contare su una grafica disegnata a mano dall’artista inglese Sean Wenham, basandosi su centinaia di foto di Napoli: “Ho pensato di insistere soprattutto sui dettagli della luce – dichiara – da quella diurna, alla serale, tra insegne luminose e semafori “. Obiettivo del gameplay: “Trasmettere la stessa emozione e fascinazione che proviamo quando ci troviamo all’interno di un luogo antico” conclude Viola. Al centro della trama c’è quindi Michael, che riceve una lettera del padre, archeologo (mai conosciuto), in cui lo esorta a prendere i suoi documenti al Mann.

Il gioco inizia così, tra sfondi acquerellati, azioni, riproduzioni di oltre tre chilometri di strade partenopee (tra cui piazza Plebiscito) e sale museali. Interagendo con tre specifici oggetti delle collezioni (da scoprire), ci si ritroverà catapultati in altrettante epoche diverse: dall’antico Egitto, alla Napoli borbonica, passando per Pompei a un giorno di distanza dall’eruzione del 79 dopo Cristo. Con un semplice tocco sarà possibile “switchare” i livelli, passando da un’epoca all’altra ed esplorando le singole ambientazioni. Il tutto, accompagnato da musiche originali con oltre venti minuti di brani. Riuscirà Michael, novello ‘”Tomb Raider” a riallacciarsi al passato e a scoprire il messaggio del padre? La risposta è nei misteri del museo archeologico più ricco d’Europa. Bellissimo anche in un videogame.

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