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IL NAPOLISTA – Giulierini: «Maradona al San Carlo? Polemiche da immobilisti. Lo avrei ospitato al Mann»

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Intervista al direttore del Mann: «L’errore è stato non avere già portato Diego a teatro. È assurdo continuare a dare un’accezione negativa al termine “commerciale”».

Il direttore del Museo Archeologico (Mann)

Lo spettacolo di Maradona al San Carlo scalda la sonnolenta opinione pubblica napoletana che un po’ si indigna e un po’ storce il naso al pensiero della profanazione del tempio. «Un evento trash», così l’ex sovrintendente Francesco Canessa su Repubblica ha bollato lo spettacolo. “Tre volte dieci” è in programma il 16 gennaio per la regia di Alessandro Siani e con la partecipazione di Clementino. La polemica tocca più livelli: la contaminazione, Maradona in sé, un livello artistico non all’altezza e, ovviamente, l’aspetto commerciale.

Il Napolista ha interpellato il direttore del Mann Paolo Giulierini. Potremmo definirlo un’icona della contaminazione tra le arti a Napoli. Con il suo arrivo, il Museo Archeologico ha aperto le porte a musica, teatro, al calendario del Calcio Napoli e persino al subbuteo.

Il calcio è un’evoluzione degli sport antichi

«Sul tema della contaminazione mi sono espresso più volte. È insito nel nome stesso del Museo che sia aperto a tutte le forme di arte o spettacolo perché deriva da muse che sono le protettrici di tutte le arti. Mi sono trovato nella situazione di dover difendere alcune scelte fatte per il Mann. Ma parlare di sport al museo è una forma naturale di fare cultura. Perché lo sport è cultura. Sono polemiche che non comprendo. È ovvio che lo sport classico non è il calcio, ma è anche evidente che come nei musei accettiamo l’introduzione della tecnologia per mostrare i contenuti, il calcio è un’evoluzione degli sport antichi».

Basta leggere Saba

«La presenza di Maradona in un teatro o in un luogo d’arte non è innaturale. Quando ho scritto l’introduzione per il libro del Napolista su Higuain, lo accennai. Molti poeti, tra cui Saba, hanno scritto che il gesto tecnico dell’atleta, quando è portato alle estreme conseguenze, è esso stesso una sorta di opera d’arte. Da questo punto di vista, quindi, Maradona è un artista. Oggi l’immobilismo è una grave pecca per una società culturale, una società non può crescere se non sa confrontarsi con nuove e diverse forme di espressione».

Sotto accusa è la violazione di un tempio sacro come il San Carlo. Un evento del genere è ritenuto più adatto a luoghi meno sacri della città come le piazze.

«Come esperienza personale vissuta a Napoli, ma non solo, il museo rappresenta l’identità cittadina e le forme culturali nelle quali la città si riconosce. Quali sono gli elementi di riconoscimento degli abitanti di una città oggi? Innanzitutto il passato e la propria cultura antica, e poi c’è anche la squadra di calcio. Il Mann si è aperto al calcio, prima con il Subbuteo e poi con il calendario della SSC Napoli (ambientato al Mann) che ha portato a una disseminazione virale del museo.

Oggi ci sono musei dedicati allo sport

«Esistono numerosi musei dedicati esclusivamente allo sport. Lo stesso Juventus Stadium, anche se non ci piace sottolinearlo, è un’opera d’arte. Perché il modo che utilizza per raccontare i contenuti sportivi è quello del museo.

Ma non solo. Penso al Moma che ha illustrato una grande mostra sull’immigrazione con una gigantografia del mondo. E allora perché non si può parlare dei temi legati allo sport in un teatro? Lo sport ha un grande valore sociale oltre che artistico, consente di sottrarre i ragazzini dalle strade».

Quindi ben venga Maradona al San Carlo.

«Per me l’errore è stato non aver portato prima Maradona in teatro a Napoli. Se avessi potuto, lo avrei volentieri ospitato al Mann. Io stesso ho vissuto l’epoca di Diego. E mi rendo conto che nonostante gli episodi negativi resta un simbolo che ha un effetto positivo sulle persone. E non poteva andare in un altro luogo se non al San Carlo che è la struttura più rappresentativa della città. Per di più non ci si rende conto Maradona in piazza avrebbe creato diversi problemi organizzativi e anche di ordine pubblico».

Altro capo di imputazione, potremmo dire, è quello relativo all’alto costo dei biglietti che lascia intravedere una chiara operazione commerciale.

«Commerciale. Oramai questo termine viene utilizzato come accezione negativa. Il termine commerciale è una maniera di svilire un’operazione che ha il potenziale di portare un pubblico più ampio ad usufruire di una determinata struttura. In questo caso aprire il teatro San Carlo a persone che magari non ci sarebbero mai andate per assistere a un’opera. E comunque è giusto che queste strutture trovino fonti di finanziamento che esulino da quelle statali, dal momento che andranno sempre più a diminuire. Quando si usa il termine “commerciale” bisogna ricordare che si sta parlando di bilanci, cioè di far quadrare i conti di una qualsiasi azienda che deve pagare dipendenti e spese».

Francesca Leva
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