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IL MATTINO – Cultura Napoli torna ai tempi degli aragonesi: sfilata storica stupisce tutti

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«La collocazione della testa di cavallo di Donatello è un evento – sottolinea Paolo Giulierini, direttore del Museo archeologico nazionale – perché proietta il Mann non più solo nelle celebrazioni del mondo antico di Pompei ed Ercolano, ma anche nel Rinascimento con questa opera di Donatello fatta per Alfonso d’Aragona a Napoli: non terminata per varie vicissitudini, come è noto, fu poi donata poi ai Carafa che nel tempo la affidarono all’Archeologico».

Uno spazio ben individuato, che esalta la percezione della bellezza della scultura, e che imprime il suo «marchio» all’atrio del Museo archeologico, che da oggi pomeriggio alle sue icone (i magnifici capolavori farnesiani, l’Ercole e il Toro in primis) affianca un nuovo simbolo, la scultura in bronzo della «testa di cavallo Carafa» per secoli attribuita come fattura all’età dell’epoca classica e poi riconosciuta come un altro dei capolavori di Donatello.

Cerimonia di svelamento dell’opera nella nuova sistemazione (donata nel 1809 all’Archeologico, il magnifico bronzo – un metro e 75 centimetri – era stato collocato a pochi metri da dove si trova adesso, nella sede della Soprintendenza archeologica) tra i figuranti del corteo in costumi aragonesi che poi hanno sfilato – per celebrare l’evento e rinnovare la memoria quattrocentesca della città governata, con i suoi territori, da Alfonso V e poi da suo figlio Ferrante – fino a piazza del Plebiscito e ritorno, suscitando interesse e curiosità lungo il centralissimo percorso, tra lo shopping del sabato sera.

Con Giulierini – dopo che il panno di cotone pesante, di colore neutro, aveva svelato la splendida scultura di Donatello – hanno parlato Valeria Sampaolo, conservatore dell’Archeologico, e Roberto Cinquegrana, presidente della Compagnia dell’Aquila bianca e Real Cavallerizza di Napoli, organizzatore della sfilata alla quale hanno partecipato gli sbandieratori di Marino Marzano (Sessa Aurunca), il gruppo del corteo storico di Santa Maria a Vico, l’Ordine del lupo di Avellino, la Polizia a cavallo, e «Cittadinanza di Napoli per la rievocazione storica», per un totale di duecentocinquanta persone e venticinque cavalli.

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