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ARTRIBUTE – Riapre la sezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La più antica d’Italia

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Rassegna stampa - Art tribute

Potenza comunicativa, consapevolezza didattica, fermento di ricerca: la riapertura e il nuovo allestimento della collezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli– per più di sei anni chiusa per insalubrità delle sale – sono non solo riappropriazione di un patrimonio straordinario e per alcuni aspetti unico al mondo (cui si affianca un’anteprima di riapertura della sezione epigrafica, che sarà formalmente inaugurata la prossima primavera), ma esempio palpabile di come sia possibile rendere il museo segnoculturale non solo identitario di passato, ma soprattutto vivificante di futuro e in dialogo coi tempi presenti. La più antica collezione egizia in Italia, quella del Mann – a partire dal 1821 la sua costituzione, con le acquisizioni del fondo Borgia e poi Drosso-Picchianti –, è anche una delle più ampie e complete al mondo, con alcuni casi unici come la preservazione di bendaggi di mummie di coccodrillo.

DISCUSSA MA INEVITABILE CHIUSURA NEL 2010
La discussa ma inevitabile chiusura nel 2010, per inaccettabili condizioni ambientali delle sale, si è rivelata, alla luce del restyling attuale, foriera di novità che vanno ben oltre un ripristino strutturale o un semplice svecchiamento allestitivo. Il tutto, supportato da un continuativo impegno di ricerca tuttora in atto, grazie a fondi ancora disponibili, e che promette di riservare grandi sorprese soprattutto dai restauri di reperti organici. Quello che in realtà è avvenuto – nel progetto del Mann, dell’Università “L’Orientale” di Napoli e del Museo Egizio di Torino, con la cura di Valeria Sampaolo –  è una vera e propria rivoluzione dell’idea stessa di museo e delle sue dinamiche di funzionamento e comunicazione, in linea con le più aggiornate pratiche museografiche e in continuità con l’incisivo stile comunicativo del nuovo direttore Paolo Giulierini , che ascoltate nella videointervista. In primo luogo, il criterio espositivo: scegliendo coraggiosamente di integrare filologia con chiarezza didattica, alla restituzione della storia delle collezioni è dedicato il primo ambiente, per poi affrancarsi dall’integrità rigida dei fondi a favore di un tematismo capace di snodare più comprensibilmente, per punti chiave, i diversi aspetti della civiltà egizia.

ALLESTIMENTO LEGGIBILE, DINAMICO, SCENOGRAFICO
In secondo luogo, l’allestimento: leggibile ma dinamico, scenografico quanto basta su alcuni focus suggestivi, arditamente – ma non spregiudicatamente – accattivante nei colori. Tutti primari, capaci non solo di tenere alta l’attenzione ottica, ma contestualmente di esprimere le tre cromie care al simbolismo egizio (il blu per il fiume, la rinascita e l’ordine, il rosso per il deserto, la morte e il caos, il giallo come transizione tra i due poli), e anche di restituire all’esperienza di visita “faraonica” quell’innegabile allure Pop che secoli di immaginario collettivo le hanno innegabilmente affidato. E del resto, proprio al farsi dell’Egitto segno, nella psicologia culturale di tutte le epoche e nei mass media, di perdurante mistero e reverenziali timore e ammirazione, sono affidate due altre iniziative del museo: la pubblicazione del fumetto didattico Nico alla scoperta del Mann di Blasco Pisapia e, nel prossimo futuro, l’inaugurazione di Egittomania, focalizzazione espositiva sull’influsso e la moda dell’Egitto. Pervasivi e continuativi in tutte le epoche, a partire dalle influenze sulla cultura campana in epoca antica e dai pastiches e falsi sette-ottocenteschi – già rappresentati con reperti e pannelli nella sezione egizia – fino alle ben note suggestioni nell’arte napoleonica, orientalismo, Art Déco e nei blockbusterscinematografici e mediatici. Rendendo la ritrovata sezione egizia del Mann esperimento di eccellenza di avanguardia non solo museografico, ma anche di comunicazione e di connessioni culturali.

– Diana Gianquitto

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