Home Mostre Contemporaneo 25.09.2016 Ashes to ashes. Encausti

25.09.2016 Ashes to ashes. Encausti

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Ashes to ashes. Encausti di Mats Bergquist

a cura di Elena Dal Molin e Marco De Gemmis

Museo Archeologico di Napoli
Direttore Paolo Giulierini

Inaugurazione domenica 25 Settembre 2016, ore 12
Aperto dal mercoledì al lunedì

L’evento è promosso da Atipografia

Gli encausti di Mats Bergquist

“Ogni quadro deve essere una preghiera” è affermazione ricorrente nel meditato parlare di Mats Bergquist, che affida i suoi encausti su legno privi di figure e dalla misuratissima cromia a chi sia disposto da osservatore a condividere la concentrazione quasi rituale del suo operare lento e sapiente, le cui cura e complessità restano nascoste dietro la semplicità ascetica del risultato, minimale e caldo al tempo stesso, lontano da ogni intenzione algidamente concettuale.
I suoi lavori ‒ in cui la dialettica interna tra i valori della superficie e del volume sembra per lo più non volere inclinare verso l’una o l’altro ‒ non viene immediato ricondurli alle proprietà linguistiche o alla concreta fisicità dei procedimenti operativi, i quali, pure, sono componente imprescindibile della loro “classica” purezza e rigorosa essenzialità. E questo avviene per l’astratta, metafisica sospensione che li pone fuori del contingente, ottenuta perché Bergquist è in sintonia con una cultura della spiritualità più che della razionalità.
Con le sue pitture/sculture ‒ eseguite a encausto su legno, e molte volte su tavole destinate alla parete ‒ l’artista svedese dialoga, nell’atrio e in una sala al piano terra del Museo, con la memoria dell’antica tecnica dei pittori greci, con le monocrome campiture delle decorazioni a fresco pompeiane, con il marmo ormai bianco e le patine scure del bronzo delle statue romane.
Quel che Bergquist costruisce sono corpi perfetti e mai statici, anzi duttilmente mobili: perché la sensibile, sommessamente vibrante materia pittorica delle superfici e la geometria ammorbidita per lo più da convessità e concavità li dispongono ad accogliere i tanti, mutevoli giochi della luce. Questa, più che poggiarvisi, percorre quei corpi senza incontrare, ai margini, rigide linee di demarcazione fra loro e lo spazio, nel quale essi si immettono con un’autorevolezza che non ha nessun bisogno di alzare la voce per dominarlo.
La mostra rientra nel progetto che da oltre venti anni il Museo ha avviato per attivare un dialogo tra il suo patrimonio di antichità e i linguaggi artistici contemporanei.

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