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“Pontifex Maximus” di Alexey Morosov – dal 25 giugno

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25 giugno 2016 – 31 agosto 2016

L’atrio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ospita l’installazione “Pontifex Maximus” di Alexey Morosov,  promossa dal Museo d’Arte Moderna di Mosca e curata da Kristina Krasnyanskaya e Alessandro Romanini , che si completa con un’opera collocata al centro dell’attiguo “Giardino delle camelie”, recentemente oggetto di interventi che hanno consentito di restituirlo al pubblico.

Il titolo della mostra, ed in particolare la parola “ponte” e l’espressione “far da ponte”, allude anche a più di un legame che questo lavoro di Morosov mette in luce e l’evento espositivo intende sottolineare, ed è in linea con l’ intenzione di saldare insieme o accorciare le distanze tra epoche e culture diverse, lasciando al tempo stesso emergere, di esse, gli specifici caratteri e ogni stimolante possibilità di confronto: la mostra intende, infatti, gettare un ponte fra tradizione e linguaggi del nostro tempo e fra Oriente e Occidente d’Europa.

Pontifex Maximus di Alexey Morosov

 

L’installazione include con consapevolezza le statue romane in marmo e in bronzo già esposte nell’atrio, che di essa divengono componenti essenziali dimostrando, una volta di più, il ruolo estremamente rilevante che il contesto, ma in particolare un luogo, in possesso di caratteristiche per più di un verso estremamente significative, assume nel concepimento e nei risultati degli interventi artistici.

L’omaggio alla classicità in sé e attraverso le interpretazioni dell’accademia, delle cui storie il Museo di Napoli è fin dalla nascita eccellente e inevitabile luogo di incontro e confronto, è la caratteristica più evidente e pregnante della ricerca di Morosov, rivisitatore di più e diverse tradizioni che su quelle sorgenti linguistiche e iconografiche innesta ‒ in bilico fra adesione e ironia e insinuandovi arditi e spiazzanti “disturbi” ‒ intenzioni, segni e temi che sono propri della contemporaneità, portandoci inoltre a riflettere sulla esigenza, più volte storicamente manifestatasi, di eleggere modelli del passato e di esprimersi, anche a fini politici e propagandistici, in termini solenni e monumentali, come in decenni precedenti è accaduto sia qui da noi che nell’Est dell’Europa.

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