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“Codex” di Antonio Biasucci – dal 20 maggio

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Codex di Antonio Biasucci

20 maggio 2016 – 18 luglio 2016

La mostra “Codex”, allestita nella “Sala del soffitto stellato” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, propone al pubblico un’ampia selezione delle immagini realizzate dal fotografo casertano Antonio Biasucci nel corso della sua permanenza negli spazi dell’Archivio Storico del Banco di Napoli tra l’estate e l’autunno del 2015. 

Si tratta di un ciclo di fotografie in bianco e nero di grandi dimensioni, in cui Biasiucci, concentrandosi sui voluminosi faldoni conservati nell’Archivio, giunge a trasfigurarne la nuda oggettività documentale e a svelarne l’intrinseca forza evocatrice e narrativa: quaranta opere (110×136), distribuite su 4 file da 10 immagini ciascuna, che danno vita ad una grande installazione, formando un enorme polittico lungo 14 m. e alto oltre 6 m.

Codex, nella lingua latina, significò dapprima la parte interna del fusto degli alberi, cioè il legno, poi la tavoletta cerata ad uso di scrittura e, infine, il libro manoscritto formato da più fogli. Nel loro continuo accostamento e rimescolamento i codici divengono per Biasiucci quelli “di un alfabeto visivo composto da tracce non più ricongiungibili alla loro origine, frammenti di una totalità perduta e tasselli di un ordine altro dalla visione eterna e unitaria del passato propria dello storicismo” (Gianluca Riccio, Codex, ed. Contrasto, 2016).

Avvolti in un’inedita luce e isolati dallo spazio in cui sono conservati i singoli volumi, da muti testimoni di una storia secolare di memorie e intimi racconti che le tracce delle transazioni bancarie in essi contenuti evocano, i faldoni diventano presenze scultoree assumendo una connotazione architettonica.

Le immagini dei grandi faldoni, attraverso il processo di riscrittura visiva di Antonio Biasiucci, assumono la forma mutevole di tasselli di un inedito skyline urbano, restituendo allo spettatore il profilo di un’antica quanto ideale città della memoria, costruita e sorretta dalla stratificazione delle storie e delle identità che lungo i secoli l’hanno animata e attraversata.

L’Archivio – in quanto luogo della memoria e della sua trasmissione – e la città – come teatro della dimensione pubblica del vivere quotidiano – appaiono così riconciliati in una visione che riunisce al suo interno la dimensione intima delle singole identità celate nei documenti archiviati e l’esperienza collettiva della storia che lo spazio dell’Archivio custodisce ed evoca.

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