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“Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei” – dal 16 marzo 

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16 marzo 2016- 30 settembre 2016

Come è cambiata l’immagine della Natura nell’Arte? Una domanda a cui l’evento espositivo “Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei” prova a dare una risposta attraverso un percorso, a cura di Gemma Sena Chiesa e Angela Pontrandolfo, che offre una lettura inedita delle complesse trasformazioni che, fra l’ottavo secolo avanti Cristo e il primo dopo, hanno interessato il rapporto tra Natura ed Arte.

In epoca greca la Natura rappresenta il luogo in cui si svolgono le azioni degli uomini: la Natura viene a riflettere le volontà, anche discordanti, delle divinità, come Atena e Poseidone che si contendono il protettorato dell’Attica e si confrontano, opponendo la forza del mare al bene indispensabile dell’ulivo. La natura è il dono degli dei e rappresenta il segno tangibile delle loro indicazioni, ma anche della loro rabbia e dei limiti che essi impongono alla hybris degli uomini. Le arpie che aggrediscono i marinai e le tempeste che fanno affondare le imbarcazioni si contrappongono senza soluzione di continuità alle immagini celebrative di una natura produttiva e fertile, protetta, fra gli altri, da Demetra e Dioniso.
Preziose corone d’oro con foglie e bacche intrecciate, provenienti dalle sepolture di Verghina, accompagnano i re macedoni nel viaggio verso l’aldilà; nel decoro dipinto sulle facciate delle tombe a camera, scene di caccia mostrano il principe impegnato nella lotta simbolica fra la natura selvaggia, rappresentata dalle ere, e la forza “etica” dell’uomo, protetto dagli dèi. Le corone, veri capolavori dell’oreficeria antica esposti nel percorso della mostra, ratificano il rapporto simbolico, spesso drammaticamente contrastato, che unisce gli esseri viventi.

Il ruolo simbolico della rappresentazione della natura si trasforma nel mondo romano, divenendo un raffinato motivo ornamentale per ampie scene dipinte ad affresco nelle dimore più lussuose dell’impero: dalla celebre sala della villa di Livia ad gallinas albas, a nord della capitale, alle pareti di saloni e cubicoli delle case di Pompei, la rappresentazione dei giardini in straordinari trompe-l’œil – vere e proprie pareti ingannevoli, come scrive Salvatore Settis in un suo brillante saggio – offre allo spettatore l’immagine di un’eterna primavera, dove la natura è controllata, ordinata dal lavoro meticoloso e instancabile dei maestri dell’opera topiaria, descritta da Plinio.

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Per restituire il valore emblematico della natura nel mondo antico, sono presentati in questa mostra anche frutti e pani provenienti da Pompei, conservati dalle ceneri vulcaniche dell’eruzione del 79 d.C., commovente testimonianza di quanto il cibo sia parte integrante delle radici culturali dell’uomo contemporaneo.

Nell’ambito della mostra “Mito e Natura”, la Soprintendenza Pompei si è impegnata non solo con i prestiti di opere d’arte, manufatti e materiale organico, ma anche mettendo in programmazione una seconda tappa dell’esposizione, che avrà luogo al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e negli scavi di Pompei, dove si allestiranno per l’occasione giardini e spazi naturali, riproponendo un paesaggio perduto che a Pompei come in nessun altro luogo può essere ricostruito con facilità, grazie agli straordinari resti paleobotanici o ai calchi di radici, diffusamente realizzati in passato.

Per l’occasione saranno così riaperti al pubblico alcuni dei più celebri giardini delle domus pompeiane, come quello di Ottavio Quarto, grazie agli accurati restauri realizzati nell’ambito del Grande Progetto Pompei. Un ambizioso progetto riguarda anche il laboratorio dove sono conservati i reperti organici, destinato a divenire, oltre che centro di ricerca che ospita studiosi internazionali, un museo dove saranno esposti al pubblico gli straordinari materiali ora fruibili solo da specialisti, in particolare quei prodotti della natura che erano di uso comune nella cucina di prima età imperiale, a Pompei come nell’impero: cereali e legumi (farro, orzo, favino, veccioli, lenticchie), ortaggi e frutta (cipolle, melograni, noci, datteri).
Ambito di ricerca dove la natura è percepita nella sua dimensione estetica e il paesaggio interpretato come memoria della storia, la mostra, nelle sue diverse sedi di Milano, Napoli e Pompei, offrirà una lettura unica della natura nel mondo classico: visione cosmogonica e mitologica e insieme spazio vivo, palpitante della vita degli uomini.

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